...for a living planet!

venerdì 4 dicembre 2015

ENEA: aree costiere a rischio inondazione

Clima: ENEA, Sud Italia rischia di diventare come Nord Africa e 33 aree costiere a rischio inondazione 

 

Roma, 3 dicembre 2015

Il cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni particolarmente evidenti nel nostro Paese. Per collocazione geografica e conformazione, infatti, l’Italia è più esposta di altre zone all’impatto dell’aumento delle temperature globali, con il rischio di diventare già in questo secolo sempre più simile al Nord Africa, ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili, ben 33 in tutto il territorio nazionale. È quanto emerge da alcuni recenti studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’ENEA coordinato da Gianmaria Sannino.
Secondo uno studio ENEA pubblicato su Nature Scientific Reports, il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana.
Se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Europa tenderà a “mediterraneizzarsi”, in particolare Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto ad oggi.
Le proiezioni realizzate attraverso i modelli climatici mostrano che le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan, dove prevarrà un clima sempre più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il Nord America, in particolare la parte nord-occidentale.
4AreeCostiere.jpg
Ricerca multidisciplinare nell'ambito del progetto bandiera RITMARE (www.ritmare.it)
 
Per effetto del cambiamento climatico, inoltre, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Secondo le proiezioni realizzate dai ricercatori ENEA, sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità in tutta Italia che rischiano di essere inondate, come ad esempio la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania.
“Un sistematico di monitoraggio con mareografi e satelliti ed un’attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri”, sottolineano i ricercatori ENEA.
Da questi studi emerge inoltre che l’Italia sarà soggetta ad un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi.
Oltre all’Italia, anche Spagna meridionale, Grecia e Turchia risultano maggiormente vulnerabili rispetto al surriscaldamento del Pianeta.

5 DICEMBRE, GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO

Giornata Mondiale del Suolo - La vita sotto i nostri piedi

Giornata Mondiale del Suolo - La vita sotto i nostri piedi
Il suolo è una risorsa preziosa da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza ma è una risorsa fragile, nascosta e non rinnovabile, il cui valore è poco riconosciuto dalla società. Oggi il suolo è minacciato da pressioni naturali e antropiche crescenti che stanno degradando, spesso in maniera irreversibile, le sue insostituibili funzioni produttive, ambientali e socio-culturali.
Un vero e proprio "consumo di suolo" che comporta, secondo i dati ISPRA, la perdita irreversibile di 6-7 metri quadrati al secondo solo in Italia solo a causa della sua sua alterazione profonda e alla copertura artificiale con cemento o asfalto [Il consumo di suolo in Italia - Edizione 2015].


Di fronte a queste minacce, il suolo è indifeso. Dobbiamo fare qualcosa ed è necessario farsi parte attiva per avviare un grande movimento culturale che restituisca al suolo il ruolo primario che gli spetta.
Da tutto ciò nasce l’iniziativa delle Nazioni Unite di celebrare questa indispensabile risorsa naturale con la Giornata Mondiale del Suolo, il 5 Dicembre, quest’anno reso ancora più importante dalla concomitante celebrazione dell’Anno Internazionale dei Suoli.
Il 5 Dicembre 2015 sarà dunque il culmine delle celebrazioni, eventi e campagne di promozione e sensibilizzazione tenutesi nell’anno in corso, come quella di Milano.
Come risposta a questo appello globale  nasce la manifestazione "Soil Day: La vita sotto i nostri piedi" organizzata da ISPRA insieme alla comunità scientifica, a comitati e associazioni ambientaliste e al mondo produttivo.
L’evento ha lo scopo di  informare, divulgare, stimolare e coinvolgere il pubblico sull’importanza del suolo.
Laboratori didattici per bambini e adulti, video informativi, seminari, tavole rotonde, esempi virtuosi e buone pratiche ci faranno avvicinare al suolo e alle funzioni che esso svolge per sostenere la vita sul pianeta.
Aziende agricole, associazioni, prodotti della terra e musica legata alla terra ci aiuteranno in questo viaggio alla scoperta del suolo, e della vita sotto i nostri piedi.
Siete tutti inviati a partecipare!

Per maggiori informazioni: consumosuolo@isprambiente.it
Programma

giovedì 3 dicembre 2015

14 Regioni (tra cui la Liguria) votano risoluzione "salva clima"

Quattordici Regioni italiane, su richiesta del WWF, hanno mandato un messaggio chiaro al nostro Governo nei giorni della COP 21 di Parigi affinchè si adoperi per ottenere impegni stringenti e più ambiziosi sulla riduzione dei gas serra.
I consigli regionali di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria hanno, infatti, votato nei giorni scorsi la risoluzione proposta dal WWF ed oggi si aggiungerà il consiglio  della Calabria.
Il tema centrale della risoluzione è la richiesta al Governo affinchè alla COP21 di Parigi (Conferenza delle Parti degli Stati Membri della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico) l’Italia presenti la proposta di ridurre entro il 2030 del 50%, invece che solo del 40% (come concordato su scala europea), le emissioni di gas che provocano l'effetto serra, rispetto ai valori del 1990 e solleciti il varo di un accordo globale efficace, legalmente vincolante ed equo. Il testo base della risoluzione, proposto dal WWF e integrato da alcuni consigli regionali,  era stato approvato lo scorso 22 ottobre dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali.
Nelle premesse della risoluzione si parte dalla constatazione che gli impatti del cambiamento climatico sono già visibili anche nel nostro Paese dall’aumento degli eventi estremi alla fusione dei ghiacciai: con tali impatti si rischia, se non diminuiranno le emissioni di gas serra, che aumentino la probabilità di effetti gravi, diffusi e irreversibili per le persone e gli ecosistemi. 
Le Regioni sono anche pronte a fare la loro parte, impegnandosi, come scritto nel testo base della risoluzione approvata dai consigli regionali a:
1.      inserire nei propri strumenti di pianificazione e programmazione in campo energetico e di miglioramento della qualità dell’aria misure di riduzione progressiva delle emissioni di CO2: adottando nuove strategie integrate in campo energetico e di uso razionale delle risorse, basate sulle energie rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica nell’edilizia pubblica e privata e per la climatizzazione residenziale e del terziario.
2.      privilegiare la sostenibilità nelle politiche di pianificazione del territorio, del paesaggio e dei trasporti: promuovendo le modalità di trasporto meno inquinanti e adeguando prioritariamente le infrastrutture esistenti; contemplando misure per l’arresto del consumo del suolo e che favoriscano la rigenerazione urbana; prevedendo azioni di recupero ecologico delle sponde e delle zone di esondazione naturale dei corsi d’acqua.
Le Regioni italiane danno così al Paese e al resto del mondo un segnale forte di consapevolezza che il cambiamento climatico in atto rappresenta una gravissima minaccia per il Pianeta e per i suoi ecosistemi come li conosciamo, e un rischio permanente per il territorio e le popolazioni locali. 



lunedì 30 novembre 2015

AGENZIA EUROPEA DELL'AMBIENTE - MORTI PREMATURE ATTRIBUIBILI ALL'INQUINAMENTO. IN ITALIA LA SITUAZIONE PEGGIORE.


Molti cittadini europei sono ancora esposti ai pericoli dell'inquinamento atmosferico

 

Press Release Pubblicato il 30/11/2015, AEA


L'inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa; riduce la durata di vita delle persone e contribuisce alla diffusione di gravi patologie quali malattie cardiache, problemi respiratori e cancro. Secondo una nuova relazione pubblicata oggi dall'Agenzia europea dell’ambiente (AEA), l'inquinamento atmosferico continua ad essere responsabile di oltre 430 000 morti premature in Europa.
                               
Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l'inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l'aspettativa di vita.
(Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'AEA)
La relazione dell'AEA "Qualità dell'aria in Europa — relazione 2015"en (in inglese) studia l'esposizione della popolazione europea agli inquinanti atmosferici e fornisce un'istantanea sulla qualità dell'aria basata su  dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali di tutta Europa. Secondo lo studio , la maggior parte degli abitanti delle città continua ad essere esposta a livelli di inquinanti atmosferici che l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) non ritiene sicuri.
Gli inquinanti più problematici per la salute umana sono il particolato (PM), l'ozono troposferico (O3) e il biossido di azoto (NO2). Le stime dell'impatto sulla salute associato all'esposizione di lungo termine al PM2,5 mostrano che questo inquinante è responsabile di 432 000 morti premature in Europa nel 2012, un livello analogo alle stime degli anni precedenti. Gli impatti stimati dell'esposizione a NO2 e O3 erano rispettivamente di circa 75 000 e 17 000 decessi prematuri. La relazione fornisce stime relative alle morti premature anche a livello nazionale.
"Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l'inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l'aspettativa di vita" ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'AEA. "Inoltre, ha un impatto economico notevole, poiché aumenta i costi sanitari e riduce la produttività con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell'economia".
Oltre alla salute, gli inquinanti atmosferici hanno un effetto nocivo sulla vita vegetale e sugli ecosistemi. Tali problemi, unitamente all'eutrofizzazione provocata dall'ammoniaca (NH3) e dall'ossido di azoto (NOx) e ai danni causati dall'O3 sulle piante, sono ancora diffusi in Europa.

Ulteriori conclusioni 

  • Il particolato può causare o aggravare le patologie cardiovascolari e polmonari, gli infarti cardiaci e le aritmie, e può provocare il cancro. Nel 2013, l'87 % della popolazione urbana nell'UE era esposto a concentrazioni di PM2,5 superiori ai valori definiti dall'OMS per proteggere la salute umana. Le norme dell'UE in materia di qualità dell'aria sono meno rigide e solo il 9 % era esposto al PM2,5 oltre il valore obiettivo dell'UE. Migliorare la qualità dell'aria in Europa presenta vantaggi evidenti: rispettare i valori limite dell'OMS in materia di qualità dell'aria porterebbe a un calo di un terzo delle concentrazioni di PM2,5, ossia 144 000 morti premature in meno rispetto alla situazione attuale. PM2,5 si riferisce a particelle di diametro pari o inferiore a 2,5 μm. Le particelle di piccole dimensioni possono penetrare in profondità nei polmoni.
  • L'esposizione all'ozono nelle città resta molto elevata: il 98 % della popolazione urbana nell'UE-28 è stato esposto a concentrazioni di O3 superiori ai valori previsti dalle linee guida dell'OMS nel 2013. Il 15 % è stato esposto a concentrazioni superiori al valore obiettivo dell'UE (meno rigido) per l'O3. Le concentrazioni di ozono danneggiano anche le colture agricole, le foreste e le piante riducendone velocità di crescita e resa. L'obiettivo a lungo termine per la protezione della vegetazione dall'O3 è stato superato in relazione all'86 % dell'intera superficie agricola dell'UE-28.
  • Il biossido di azoto colpisce direttamente il sistema respiratorio, ma contribuisce anche alla formazione di PM e O3. Nel 2013, il 9 % della popolazione urbana nell'UE-28 è stato esposto a concentrazioni di NO2 superiori ai valori limite fissati dall'OMS, e a valori analoghi dell'UE, con il 93 % dei superamenti avvenuti in prossimità di strade.
  • Il benzo(a)pirene è un inquinante organico cancerogeno che si forma solitamente dalla combustione del legno; l'esposizione al BaP è diffusa, soprattutto in Europa centrale e orientale. Nel 2013, un quarto della popolazione urbana nell'UE-28 è stato esposto a concentrazioni di BaP superiori al valore obiettivo e il 91 % è stato esposto a concentrazioni di BaP oltre il livello di riferimento stimato sulla base dei parametri di rischio dell'OMS.
  • Le emissioni di anidride solforosa (SO2) sono diminuite in modo significativo negli ultimi decenni grazie alla legislazione dell'UE, che richiede l'uso di tecnologie di depurazione delle emissioni e un ridotto contenuto di zolfo nei carburanti. Nel 2013 il valore limite di SO2 nell'UE è stato superato solo in alcuni casi.
  • Nel 2013 le concentrazioni di monossido di carbonio, benzene e metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel e piombo) nell'aria esterna sono state generalmente basse nell'UE, con pochi casi di superamento dei rispettivi limiti e valori obiettivo fissati dalla normativa UE.


Morti premature attribuibili all'inquinamento atmosferico.   Dati nazionali.


Morti premature attribuibili all'esposizione a particolato sottile (PM2,5), ozono (O3) e biossido di azoto (NO2) nel 2012 in 40 paesi europei e nell'UE-28. 
PaesePM2.5O3NO2
Austria 6 100 320 660
Belgio 9 300 170 2 300
Bulgaria 14 100 500 700
Croazia 4 500 270 50
Cipro 790 40 0
Repubblica ceca 10 400 380 290
Danimarca 2 900 110 50
Estonia 620 30 0
Finlandia 1 900 60 0
Francia 43 400   1 500 7 700
Germania 59 500 2 100 10 400
Grecia 11 100 780 1 300
Ungheria 12 800 610 720
Irlanda 1 200 30 0
Italia 59 500 3 300 21 600
Lettonia 1 800 60 90
Lituania 2 300 80 0
Lussemburgo 250 10 60
Malta 200 20 0
Paesi Bassi 10 100 200 2 800
Polonia 44 600 1 100 1 600
Portogallo 5 400 320 470
Romania 25 500 720 1 500
Slovacchia 5 700 250 60
Slovenia 1 700 100 30
Spagna 25 500 1 800 5 900
Svezia 3 700 160 10
Regno Unito 37 800 530 14 100
Albania 2 200 140 270
Andorra 60 4 0
Bosnia-Erzegovina 3 500 200 70
Ex Repubblica jugoslava di Macedonia 3 000 130 210
Islanda 100 2 0
Liechtenstein 20 1 3
Monaco 30 2 7
Montenegro 570 40 20
Norvegia 1 700 70 200
San Marino 30 2 0
Serbia (a) 13 400 550 1 100
Svizzera 4 300 240 950
Totale (b)     432 000      17 000      75 000
UE-28 (b) 403 000 16 000 72 000
Notes: (a) Incluso il Kosovo, ai sensi della risoluzione n. 1244/99 del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
(b) Le cifre relative a "Totale" e "UE-28" sono arrotondate per eccesso o per difetto al migliaio più vicino.
Fonte: Air quality in Europe — 2015 reporten


Vedere:

martedì 15 settembre 2015

19 settembre 2015 - conferenza Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità

WWF Italia e Comitato SpeziaViaDalCarbone
INVITO PER LA STAMPA
 Conferenza
Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità
Ambiente, salute, economia, lavoro

Sabato, 19 Settembre 2015  ore 9.30 – 13.30
La Spezia - Auditorium del Porto
Via Fossamastra - dietro alla sede dell’Autorità Portuale (mappa)


Quali sono gli impatti del carbone sull’ambiente e sulla salute secondo le più recenti e accreditate ricerche scientifiche? Quali sono le alternative energetiche e economiche al più sporco dei combustibili fossili?
E’ possibile garantire piena e migliore occupazione considerando l’energia come bene comune, da usare con parsimonia, sottraendolo alla logica della produzione e del profitto? 

Sono le questioni su cui si confronteranno i relatori della Conferenza dal titolo “Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità”, iniziativa pubblica organizzata da WWF Italia e Comitato SpeziaViaDalCarbone, che si svolgerà a La Spezia Sabato 19 settembre, a partire dalle ore 9,00 presso l’Auditorium del Porto.

Il convegno ha lo scopo di fornire ai partecipanti informazioni sugli aspetti sanitari, ambientali ed economici connessi a differenti possibili scelte energetiche, dimostrando come l’utilizzo delle fonti fossili, in primis il carbone, sia la soluzione sbagliata sia sul piano ambientale che economico/occupazionale. Al centro dell’iniziativa ci saranno anche proposte per una transizione energetica della città della Spezia verso nuovi modelli di sviluppo economico, anche alla luce della prossima chiusura della centrale Enel.

Il convegno sarà aperto da Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia e spezzina di origine.
Alcuni interventi istituzionali forniranno una panoramica delle strategie in corso alla Spezia per entrare a pieno titolo nella rivoluzione energetica, riducendo l’impatto ambientale, in particolare nella prospettiva post-carbone dopo l’annuncio della chiusura della centrale Enel, prevista al più tardi per il 2021: l’assessore al Bilancio Alessandro Pollio, coordinatore del Progetto La Spezia 20.20 del Comune della Spezia, l’assessore all’ambiente della Regione Liguria Giacomo Giampedrone e il Presidente della CCIAA della Spezia Gianfranco Bianchi.

Per le associazioni organizzatrici introdurranno Mariagrazia Midulla,  Responsabile Clima ed Energia WWF Italia, che illustrerà la campagna nazionale contro il carbone che da anni l’Associazione ambientalista porta avanti e Daniela Patrucco, portavoce del Comitato SpeziaViaDalCarbone e Vice Pres. della Cooperativa Retenergie, che darà conto dell’evoluzione della situazione spezzina.

Moderato da Corrado Ricci, storico giornalista locale della Nazione, il convegno si articolerà in due sessioni. Nella prima, dedicata agli impatti della combustione del carbone:
- Paolo Crosignani - autore delle perizie epidemiologiche commissionate dalle Procure di Rovigo e Savona nei casi delle centrali Enel di Porto Tolle e Tirreno Power di Vado Ligure. Illustrerà la metodologia utilizzata nell’indagine di Vado Ligure;
- Marco Cervino - fisico, ricercatore del CNR. Presenterà uno studio di recente pubblicazione sul ruolo  spesso trascurato del particolato secondario nella valutazione dell’impatto sanitario di una centrale a carbone. Cervino parlerà anche della recente iniziativa dell’appello sottoscritto da gruppo di scienziati per lo sviluppo di una strategia energetica integrata basata su sobrietà, efficienza energetica e sviluppo delle energie rinnovabili;
- Mauro Mocci - Medico ISDE, coordinatore, supervisore e responsabile del “Registro Tumori” della Azienda USL Roma F.  Entrerà nel merito delle conseguenze per la salute derivanti dalla combustione del carbone.

Nella seconda sessione, dedicata alle alternative energetiche e economiche interverranno:
- Gianluca Ruggieri - ingegnere ambientale, ricercatore presso il DiSTA Università dell’Insubria. Illustrerà i nuovi scenari energetici e i nuovi paradigmi economici che caratterizzano la rivoluzione energetica in corso;  - Mauro Meggiolaro  - giornalista de Il Fatto Quotidiano, si occupa di finanza, criminalità e energie rinnovabili ed è responsabile dell'azionariato critico della Fondazione Culturale di Banca Etica.  Racconterà l’esperienza di otto anni di interventi alle assemblee degli azionisti di Eni e Enel, con particolare riferimento a quella più recente, di Enel, dove è stato portato il caso della centrale Enel della Spezia.


L’iniziativa della Spezia  si inserisce nella road map WWF in vista della COP21 il vertice Onu sul Clima che si terrà a Parigi a fine novembre.

Ufficio stampa WWF Italia 06 84497213 – 02 83133233



Segue programma:








PROGRAMMA 
Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità
Ambiente, salute, economia, lavoro

Sabato, 19 Settembre 2015  h 9.30 – 13.30
La Spezia - Auditorium del Porto
Via Fossamastra - dietro alla sede dell’Autorità Portuale (mappa)


h 9.00  Registrazione partecipanti
Saluti del Presidente Autorità Portuale della Spezia - Lorenzo Forcieri  

h 9.30  Interventi Istituzionali
·        Donatella Bianchi - Presidente WWF Italia
·        Giacomo Giampedrone Assessore Ambiente Regione Liguria
·        Alessandro Pollio - Assessore al Bilancio del Comune di La Spezia – Progetto Spezia2020 Smart City
·        Lorenzo Forcieri – Presidente Autorità Portuale della Spezia

h 10.00  Introduzione
·        Mariagrazia MidullaResponsabile Clima ed Energia WWF Italia
·        Daniela Patrucco Portavoce Comitato SpeziaViaDalCarbone e Vice Pres. Coop. Retenergie

h 10.40 Impatti ambientali e sanitari del carbone
·        Valutazione dell'impatto sanitario della Centrale Termoelettrica di Vado Ligure” - Paolo Crosignani  già direttore dell'Unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto dei tumori di Milano – Membro del comitato tecnico scientifico di ISDE e WWF Italia
·        Cambiare adesso: la finestra si sta chiudendo” - Marco Cervino Fisico, ricercatore pubblico
·        "Combustione del carbone e danni alla salute" - Mauro Mocci - Medico ISDE

h 11.40 Paradigmi economici ed energetici: dal carbone alla transizione verso l’economia per il futuro
·        "Innovazioni tecnologiche e di mercato e nuovi scenari energetici. La rivoluzione è iniziata: cosa resta da fare?” - Gianluca Ruggieri - Ricercatore - DiSTA Università dell'Insubria
·        “Strategie locali di new economy e green economy” - Gianfranco BianchiPresidente Camera di Commercio della Spezia
·               “Azionisti critici per l'ambiente. 8 anni alle assemblee di Eni ed Enel” - Mauro Meggiolaro - Responsabile azionariato critico, Fondazione Culturale Responsabilità Etica
Question time

13.30 - Conclusioni


Modera: Corrado Ricci, La Nazione