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martedì 31 gennaio 2017

Lupo, appello del WWF ai Presidenti regionali


APPELLO DEL WWF AI GOVERNATORI:

NON LASCIATE ‘SPARARE’ AL LUPO!



A pochi giorni dal voto sul Piano di gestione della specie in Conferenza Stato-Regioni
l’Associazione si prepara per una mobilitazione social che parte già da oggi con una vignetta inedita di Silver



Un Appello del WWF è stato inviato ai 20 Presidenti delle Regioni affinchè non approvino il Piano per la conservazione del lupo in Italia nella prossima Conferenza Stato-Regioni (attualmente prevista per il 2 febbraio). Il Piano, proposto dal ministero dell’Ambiente, prevede, tra le altre misure, abbattimenti legali di una specie simbolo finora protetta.

Sebbene sia urgente per il WWF emanare un Piano capace di attuare tutte le misure preventive a difesa delle attività sul territorio e finora disattese dal Piano precedente (approvato nel lontano 2002), quella “contenuta nel testo attuale è una pericolosa forzatura dei dati, delle esperienze e della legislazione vigente che fa prevalere le pressioni di alcune categorie economiche sul volere della maggioranza dei cittadini e sui principi di tutela nazionali e comunitari “  


In vista dell’appuntamento di giovedì prossimo il WWF sta preparando una forte azione social che coinvolgerà attivisti, soci, volontari, scuole e sarà rivolta a tutti coloro che avranno giovedì prossimo per poche ore nelle loro mani le sorti del lupo. A fianco della Campagna #SOSLUPO del WWF è sceso in campo, per mano del suo creatore Silver, anche Lupo Alberto, che alla domanda “Licenza di uccidere il lupo?” risponde:  “Certo che NO! Ma siamo matti?!”.


Per il WWF la Conferenza Stato-Regioni è ancora in tempo per cancellare dal Piano la possibilità dell’abbattimento legale del lupo, rafforzando invece le altre azioni previste dal Piano: nella lettera il WWF considera che “ci siano ancora le condizioni per un ripensamento dell’approvazione del Piano riaprendo i termini del confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali che hanno realmente a cuore un modello di convivenza con la fauna selvatica basato sul principio di uno sviluppo umano in armonia con la Natura.


Nella lettera il WWF punta il dito proprio contro le deroghe che legalizzerebbero l’uccisione dei lupi, specie già colpita pesantemente  ogni anno dal bracconaggio: la licenza di sparare ai lupi non solo è inutile ma anche  dannosa perché non risolve, ma può peggiorare il problema dei danni alla zootecnia con il rischio di legittimare il diffuso bracconaggio sulla specie. Non esiste bibliografia scientifica che dimostri che gli abbattimenti legali servono a ridurre i danni e i conflitti: al contrario gli studi disponibili dimostrano che le tecniche di prevenzione dei danni (recinzioni elettrificate e cani da guardia) sono la soluzione più efficace per garantire la convivenza della zootecnia con la presenza del lupo.


Il WWF segnala che intanto qualcosa nelle Regioni si muove per la tutela del lupo alla vigilia di un’annunciata riunione degli Assessori regionali all’Ambiente sul tema fissata per oggi pomeriggio’: oltre alle perplessità della Regione Lazio, che  aveva già votato contro il Piano alla Commissione in sede tecnica, si sono già espressi contrari la Regione Puglia, per voce del suo governatore Michele Emiliano, e la Regione Abruzzo con le ultime  dichiarazioni di Luciano d’Alfonso. Dubbi montano anche in Liguria la Giunta ha chiesto un approfondimento alla Commissione Agricoltura del Consiglio regionale e in Piemonte dove il Consiglio regionale a larga maggioranza aveva approvato un ordine del giorno in cui impegna la Giunta a votare contro il Piano qualora preveda abbattimenti.


Il WWF, che dal 1970 ha lavorato per la conservazione del lupo, si è resa “disponibile anche a collaborare per la gestione del  Piano riconoscendo sia alla conservazione del lupo sia alle attività di allevamento e pastorizia piena legittimità ed analogo valore per la nostra società”.




Roma, 31 gennaio 2017



Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497  213  -  266  -  332

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lunedì 23 gennaio 2017

In arrivo il Piano lupo: appello del WWF


Gli studi dimostrano che le tecniche di prevenzione dei danni si sono dimostrate la soluzione più efficace per garantire la convivenza della zootecnia con la presenza del lupo




WWF: Il Piano lupo del ministero dell'Ambiente è inefficace per allevatori e pastori, e dannoso per il lupo

Ultimo Appello del WWF ai Presidenti delle Regioni e agli Assessori all’Ambiente perché, per convenienza politica, non sia avallata una decisione che riporterebbe indietro il Paese di 40 anni sulla tutela del lupo in Italia.

L’annunciata Conferenza Stato Regioni del prossimo 24 gennaio si appresta, infatti, ad approvare in sede tecnica l’ultima versione del Piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia proposto dal ministero dell’Ambiente che prevede la possibilità da parte delle Regioni di applicare la deroga alla tutela della specie, attuando abbattimenti legali. Un’azione che il WWF considera non solo inutile ma dannosa perché non risolve, ma può persino peggiorare il problema dei danni alla zootecnia con il rischio di legittimare il diffuso bracconaggio sulla specie. La bibliografia scientifica dimostra, infatti, come gli abbattimenti legali non servano né a ridurre i danni né a ridurre i conflitti, come si evince anche dal decalogo prodotto dal WWF con l’aiuto degli esperti.

Il WWF ricorda che si stima in oltre 300 i lupi vittime ogni anno in Italia di atti illegali (dovuti a fucili, lacci e veleno) o di investimenti stradali, ai quali si aggiungeranno un numero indefinito di animali abbattuti legalmente con l’attuazione del Piano che nel testo approvazione in Conferenza Stato-Regioni non prevede più il limite del 5% degli abbattimenti l’anno, rispetto alla popolazione massima stimata (70 lupi rispetto ad una popolazione complessiva di 1.600 lupi, indicata dallo stesso Piano). Saranno infatti le Regioni ad avere la facoltà di decidere il numero degli abbattimenti consentiti, in deroga alle norme comunitarie e nazionali, nel proprio territorio.

Nel nostro paese vige la piena tutela del lupo dal 1971, grazie proprio alla grande campagna avviata dallo stesso WWF con l’Operazione  denominata “S.Francesco e il lupo”. Se la Conferenza Stato-Regioni approverà il Piano senza le modifiche richieste dai 190mila cittadini, che hanno risposto alla petizione del WWF chiedendo  di non autorizzare l’abbattimento dei lupi, l’associazione vigilerà con la massima attenzione sull’attuazione del Piano intervenendo anche con azioni legali per garantire il rigoroso rispetto delle norme comunitarie e nazionali.

Per il WWF l’ipotesi di introdurre gli abbattimenti legali, sostenuta in particolare da alcune Regioni (Abruzzo,Toscana,Veneto, Basilicata, Calabria, Valle d’Aosta), è un’autentica operazione di “distrazione di massa”: , rispondendo alle istanze delle parti più retrograde degli operatori del settore, indica una soluzione che non solo è estremamente pericolosa per una specie che viene già colpita duramente ogni anno da bracconaggio e uccisioni accidentali, ma è del tutto inefficace e improduttiva per gli allevatori e per i pastori.

Al contrario gli studi dimostrano che le tecniche di prevenzione dei danni (recinzioni elettrificate e cani da guardia) si sono dimostrate la soluzione più efficace per garantire la convivenza della zootecnia con la presenza del lupo.
Per questo il WWF ribadisce che l’abbattimento legale dei lupi non risolve il conflitto con la zootecnia ma rischi di amplificarlo, come dimostra quello che sta succedendo nei Paesi europei che da anni hanno adottato la soluzione degli abbattimenti (Francia, Slovenia e Svezia, Svizzera). La zootecnia italiana soffre di problemi strutturali e di competitività nel mercato europeo, pur essendo uno dei comparti dell’agricoltura più sovvenzionati con i fondi della politica agricola comunitaria, che non saranno certamente risolti con le misure previste in questo Piano.

La Conferenza Stato-Regioni è ancora in tempo per cancellare dal Piano la possibilità dell’abbattimento legale del lupo, rafforzando invece le altre azioni previste dal Piano: per la prevenzione dei danni, il monitoraggio della specie, le attività di informazione e formazione degli allevatori. Se approvato senza le modifiche richieste nella petizione “SOS Lupo” del WWF, consegnata il 24 maggio 2015 al Ministro Galletti, ci saranno 12 mesi di tempo prima dell’attuazione degli abbattimenti legali durante i quali le Regioni dovrebbero attivarsi per realizzare tutte le altre azioni previste, obiettivo irrealistico visto che il Piano precedente è rimasto per 10 anni inapplicato.


#Soslupo

sabato 19 novembre 2016

PETIZIONE EUROPEA CONTRO IL CONSUMO DI SUOLO



Il nostro futuro è in pericolo.
Dobbiamo agire ORA!
Il suolo rappresenta una risorsa strategica sia per l’Italia che per l'Europa, perché non solo garantisce la sicurezza alimentare e la conservazione della biodiversità ma è fondamentale per le misure di adattamento ai cambiamenti climatici.

È giunto il momento di proteggere i suoli europei, salvandoli dal cemento e dal degrado.

Abbiamo tempo fino all'11 settembre 2017 per raccogliere un milione di firme di cittadini europei: con queste firme potremo proporre che l'Europa si doti di una nuova direttiva per fermare il consumo di suolo.
Il successo di questa iniziativa, in Italia, sarà importantissimo anche per sollecitare il Parlamento ad approvare al più presto norme per limitare il consumo di suolo (che sono nei cassetti da due anni) e che servano a dare un quadro di regole e di strumenti che siano veramente efficaci. 


Il tuo contributo è fondamentale per un’Europa e un’Italia a «consumo suolo zero»

FIRMA ORA LA PETIZIONE !

giovedì 10 novembre 2016

IL SENATO APPROVA GRAVI MODIFICHE ALLA LEGGE QUADRO SU AREE PROTETTE, IGNORANDO COMPLETAMENTE LE PROPOSTE MOTIVATE PRESENTATE DA TUTTO IL MONDO AMBIENTALISTA (E NON SOLO)



“Né il Senato, né il Governo hanno accolto le osservazioni e le proposte di 17 associazioni ambientaliste e di centinaia di esperti e uomini di cultura, che hanno criticato in modo fermo e elaborato proposte migliorative. Risultato, una riforma sbagliata che chiediamo con forza venga modificata alla Camera”. Così le Associazioni subito dopo il voto con cui Palazzo Madama ha approvato, in prima lettura, il disegno di modifica della legge 394/91 sulle aree protette.
“Non volendo cogliere il senso costituzionale che vede la tutela della natura in capo allo Stato, la riforma non valorizza il ruolo delle aree protette come strumento efficace per la difesa della biodiversità e non chiarisce il ruolo che devono svolgere la Comunità del Parco. Un testo che doveva rafforzare il ruolo e le competenze dello Stato centrale nella gestione delle aree marine protette, ma che in realtà continua a lasciare questo settore nell’incertezza e senza risorse adeguate. Perché non possiamo non sottolineare che questa riforma viene fatta senza risorse, che la legge approvata non riesce a delineare un orizzonte nuovo per il sistema delle aree protette e senza migliorare una normativa che, dopo 25 anni di onorato servizio, non individua una prospettiva moderna per la conservazione della natura nel nostro Paese”.
Numerosi e tutti molto preoccupanti sono i punti più critici del disegno di legge approvato al Senato:
  1. Una modifica della governance delle aree protette che peggiora la qualità delle nomine e non razionalizza sufficientemente la composizione del Consiglio direttivo, in cui viene prevista la presenza di portatori di interessi specifici e non generali come deve essere. Non vengono definiti strumenti di partecipazione dei cittadini né la previsione di comitati scientifici;
  2.     Una governance delle Aree marine Protette che non prevede alcuna partecipazione delle competenze statali e individua Consorzi di gestione gli uni diversi dagli altri;
  3.     L’assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di Presidente e Direttore degli Enti Parco;
  4.     Un sistema di royalties che, pur legato ad infrastrutture ad alto impatto già esistenti, deve essere modificato per evitare di condizionare e mettere sotto ricatto i futuri pareri che gli enti parco su queste dovranno rilasciare;
  5.     Una norma che attraverso la “gestione faunistica”, con la governance prevista, acuirà le pressioni del mondo venatorio;
  6.      L’istituzione di un fantomatico Parco del Delta del Po senza che venga definito se si tratti o meno di un parco nazionale, quando peraltro la costituzione di questo, come Parco Nazionale, è già oggi obbligatoria ai sensi dalla legge vigente
  7.     Non si vietano le esercitazioni militari nei parchi e nei siti natura 2000;
  8.     Non si garantisce il passaggio delle Riserve naturali dello Stato, del personale e delle risorse impegnato, ai parchi

Sono alcuni dei motivi che fanno di questa riforma una riforma sbagliata, incapace di dare soluzioni ai problemi delle Aree Protette, ma addirittura tale da avvicinare troppo sino a sovrapporre pericolosamente i portatori d’interesse con i soggetti preposti alla tutela, svilendo la missione primaria delle aree protette e mettendole in ulteriore sofferenza. Alla luce di ciò, gli elementi utili introdotti dalla riforma, soprattutto in termini di pianificazione, di classificazione e gestione dei siti della rete Natura 2000, di considerazione dei servizi ecosistemici, appaiono sostanzialmente depotenziati.
“Abbiamo dato la massima disponibilità al confronto, elaborando argomenti seri e proposte dettagliate. Con infinito rammarico siamo costretti a dover prendere atto di mancate risposte del relatore, della maggioranza e del Governo, con il risultato doppiamente negativo di perdere l’opportunità di miglioramenti costituzionalmente coerenti e di determinare un grave scollamento tra la politica italiana ed un approccio alla conservazione della natura coerente alle indicazioni ed agli obblighi internazionali”, continuano le Associazioni ambientaliste che concludono: “A venticinque anni dalla sua approvazione, il Senato, snaturandone i presupposti, approva modiche inadeguate alla legge sulle aree protette che ha garantito la conservazione della natura e la salvezza di una parte cospicua del territorio italiano. La questione ora si sposta alla Camera dei Deputati dove le associazioni ambientaliste faranno di tutto per far sentire una va ben oltre loro e coinvolge tutto il mondo della cultura e della scienza del nostro Paese”.


Le associazioni che hanno chiesto modifiche al Senato

Ambiente e Lavoro
AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia
Club Alpino Italiano
Centro Turistico Studentesco
Ente Nazionale Protezione Animali
FAI – Fondo Ambiente Italiano
Greenpeace Italia
Gruppo di Intervento Giuridico
Italia Nostra,
LAV – Lega Antivivisezione
Legambiente
Lipu
Marevivo
Mountain Wilderness
Pro Natura
SIGEA
WWF Italia

Elezioni USA, il commento del WWF

In merito ai risultati delle elezioni americane, il Presidente del WWF USA, Carter Roberts, ha dichiarato:

 "Cambiano i presidenti, ma ciò che rimane sono le minacce dovute al cambiamento climatico, sempre piú pericoloso, e all’uso insostenibile delle risorse. Esortiamo il neo-Presidente Donald Trump ad accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e ad onorare gli impegni presi per risolvere la crisi del clima e preservare gli oceani, le foreste e le specie nel mondo. Gli investimenti su larga scala per la conservazione e l’energia rinnovabile, i passi in avanti fatti nel campo della sostenibilità sono uno stimolo formidabile per l'innovazione, per la creazione di migliaia di posti di lavoro ben remunerati e la riduzione delle emissioni che alimentano i cambiamenti climatici”.

"Il presidente eletto Trump si è impegnato a rendere l'America più sicura. Ebbene, un’azione ambiziosa per il clima è tanto più necessaria per mantenere tale promessa, dato che il livello dei mari è in aumento e gli eventi estremi legati al cambiamento climatico, come gli uragani, colpiscono duramente e con sempre più frequenza le nostre città. Sappiamo che la sicurezza globale e la sopravvivenza delle popolazioni mondiali  dipendono dal mantenimento delle risorse naturali, tra cui il nostro clima. Da parte nostra, continueremo a coinvolgere tutti i paesi del mondo, così come le famiglie americane, le città, gli stati, le imprese e il governo federale per costruire alleanze e lottare per il cambiamento significativo di cui abbiamo bisogno e per il pianeta, la nostra casa".


venerdì 14 ottobre 2016

ALLARME PESCE SPADA


LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE:
“BENE LE NUOVE MISURE DI CONSERVAZIONE DEL MINISTERO POLITICHE AGRICOLE, MA BISOGNA FARE DI PIU’"




Con l’ approssimarsi della Commissione  ICCAT del prossimo novembre, l’Unione Europea si appresta a proporre un piano di recupero per il pescespada del Mediterraneo. Gli ultimI risultati sullo stato dello stock sono allarmanti, con catture il doppio del livello ritenuto sostenibile, che incidono al 70% sul sotto taglia.
La responsabilità ricade largamente sulla flotta italiana che con quasi il 50% delle catture è la più importante del Mediterraneo.

Per questo le associazioni ambientaliste Legambiente, Marevivo, MedReAct, Oceana e WWF , accolgono positivamente le nuove misure introdotte dal Ministero delle Politiche Agricole che chiudono la pesca all’alalunga - le cui catture accessorie incidono pesantemente sui giovanili di pescespada -  e a tutti i palangari derivanti dal 1 ottobre al 30 novembre. 

Secondo le associazioni questa misura costituisce un passo nella giusta direzione che dovrà essere integrata in un sistema di gestione pluriannuale  più ambizioso per il recupero dello stock che comprenda:

-         - l’introduzione di quote di cattura non trasferibili, equamente distribuite tra i diversi segmenti della flotta secondo criteri che incentivino le pratiche di pesca sostenibili e a basso impatto ambientale, nel pieno rispetto della legalità;
-         - la possibilità di estendere il periodo di fermo per i palangari derivanti per tutelare in maniera più efficace i giovanili di pescespada;
-         - una revisione della taglia minima di cattura sulla base degli ultimi pareri scientifici;
-       - nuove misure per il contrasto alla pesca illegale attraverso il controllo satellitare e l’ obbligo di  dichiarazione e certificato di cattura per tutti i pescherecci autorizzati alla pesca del pescespada.



Roma 14 ottobre 2016

Ufficio stampa WWF Italia
06-84497.213 – 329-8315725

martedì 4 ottobre 2016

NELLA TERRA DI SAN FRANCESCO ANCORA 27 AREE A RISCHIO BRACCONAGGIO


La proposta: inserire nella normativa il “Delitto di uccisione di specie protetta” con pene sia detentive che pecuniarie più severe e adeguate



Sono 27 le aree ad alto ‘tasso’ di bracconaggio, comprese quelle marine: l’Italia non fa onore al Cantico delle Creature visto il numero di animali protetti abbattuti e la rarità di alcune specie bersaglio del bracconaggio, come la rarissima Aquila di Bonelli sparata ieri in Sicilia e recuperata dal WWF locale. Lo denuncia il WWF alla vigilia della giornata dedicata al Santo e Patrono d’Italia.

Nel suo ultimo  Dossier WWF “#FurtodiNatura: storie di bracconaggio Made in Italy”, presentato in questi giorni, il WWF segnala anche una preoccupante “area grigia” tra caccia e bracconaggio:  in un territorio già provato da cementificazione, perdita di habitat naturali, inquinamento e cambiamenti climatici l’attività venatoria (compresa quella legale) rappresenta l’ennesima gravissima aggressione alla fauna selvatica. Il territorio ‘aperto’ alle doppiette è molto ampio, 75-80% di quello nazionale: i cacciatori possono entrare anche nei terreni privati senza alcun permesso del proprietario. Quasi l’80% degli illeciti viene commesso durante la stagione venatoria, malgrado questa duri solo 4 mesi. La ‘malacaccia’ si esprime in una varietà infinita di pratiche: abbattimento di specie protette, caccia in aree protette o in periodi non consentiti, con trappole e richiami o con tecniche vietate. I reati a danno della fauna selvatica sono compiuti per il 78% dai cacciatori, mentre il 19% dei casi si tratta di bracconieri ‘tout court, ovvero, privi di licenze.  Nel Dossier WWF il decalogo delle pratiche più frequenti vanno dalla cattura di piccoli uccelli cantori con gli archetti al veleno all’uccisione degli istrici a colpi di bastone o come nel caso della ‘jacca’ una pratica in uso in Puglia in cui i bracconieri, appostati tra gli alberi, in una sola notte  uccidono a palettate centinaia di quaglie e altri piccoli uccelli dopo averli abbagliati. Questa pratica è stata per fortuna quasi debellata in alcune aree grazie ad un controllo costante delle Guardie WWF.  Una novità positiva è la recente modifica della Legge sulla caccia che obbliga i cacciatori a segnare gli animali appena abbattuti, un sistema che consente di conoscere la vera consistenza del prelievo venatorio. 

Tra le richieste del WWF, dopo la recente riforma del Codice Penale che ha introdotto il Delitto contro l’ambiente’, c’è infatti l’inasprimento delle sanzioni penali a tutela della fauna selvatica. Il WWF Italia ha elaborato una proposta di legge proponendo il “Delitto di uccisione di specie protetta”, con pene sia detentive che pecuniarie più severe e adeguate alla gravità. E’ ora che il Parlamento si assuma  la responsabilità  di avviare subito l’iter  di approvazione di questa legge  con una corsia  preferenziale , anche per garantire la   completa applicazione nel nostro Paese delle   convenzioni internazionali e delle  Direttive europee a difesa della Natura, della Biodiversità ,   degli animali selvatici e della legalità. Ricordiamo che il bracconaggio   è un fenomeno criminale che continua ad uccidere milioni di animali ogni anno, quasi sempre impunemente, con pesanti ripercussioni anche economiche  e sociali.
  
All’inasprimento delle  sanzioni vanno affiancate azioni dirette alla formazione e sensibilizzazione delle Forze dell’ordine e della Magistratura sui reati di bracconaggio ed in danno della fauna selvatica . Altrettanto importanti sarebbero campagne di informazione e sensibilizzazione dei cittadini e loro coinvolgimento per segnalare i reati contro la fauna selvatica:  i  “furti di natura” sono vere rapine di un bene  collettivo , un danno grave ed irreversibile   all’umanità ,  ben  più gravi  dei furti alle  proprietà private.  Vanno anche creati  e mantenuti costanti  presidi di vigilanza, sia pubblica sia di  volontari , nelle aree individuate a maggior rischio e frequenza di reati in di bracconaggio. L’ultimo gravissimo episodio  accaduto in Sicilia  di colpi di  arma da fuoco ai danni  di un giovane esemplare di Aquila di Bonelli, salvato grazie ai volontari del    WWF di Licata (Agrigento), rende ancor più urgente  una rapida e dura presa di posizione  del Governo e del Parlamento  ,che può arrivare fino  alla  sospensione  di ogni attività di  caccia. L’Aquila di Bonelli, ormai rara in tutto il bacino del Mediterraneo, è un rapace la cui sopravvivenza risulta oggi in forte pericolo: in Sicilia vive l'unica popolazione ormai nidificante in Italia e la specie è minacciata per la distruzione degli habitat e soprattutto per il commercio illegale dei pulcini. Per anni, infatti, è stata soggetta al prelievo clandestino di uova e piccoli da parte di trafficanti senza scrupoli, che ricavavano dalla vendita illegale di ogni esemplare lauti guadagni. Viene pertanto classificata “In Pericolo Critico (CR)” secondo i parametri scientifici dell'IUCN International Union for Conservation of Nature (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). La morte di rapaci a causa di arma da fuoco è una delle principali cause di declino della popolazione.

Il WWF Italia chiede infine una presa di posizione  ed una fattiva collaborazione dalle   associazioni venatorie e dai cacciatori veri per bloccare questo massacro di natura: che ci aiutino a dimostrare  che caccia e  cacciatori non sono coinvolti in alcuna forma di bracconaggio   

LA CURIOSITA’: LA VETRINA DI FACEBOOK
La più grande vetrina planetaria delle abitudini umane permette anche di scoprire dove scompaiono gli uccelli migratori che attraversano il Mediterraneo. I cacciatori più esibizionisti postano sulla pagina personale o in uno dei tanti gruppi "venatori", il frutto delle carneficine: sono le prove inconfutabili dei bracconieri. (https://www.facebook.com/stophuntinglebanon). La smania di protagonismo, una sorta di follia collettiva che ha contagiato i cacciatori del bacino del Mediterraneo, ha consentito alle Guardie WWF di comprendere meglio il fenomeno del bracconaggio. Le immagini che arrivano dal Libano, dalla Siria, dall'Egitto e più recentemente dall'Arabia Saudita non lasciano dubbi. Studi più recenti parlano di 26 milioni di uccelli uccisi illegalmente ogni anno nel Mediterraneo, cifra probabilmente prudenziale. E così si scopre che un solo cacciatore libanese può uccidere 100 Re di Quaglie in una mattinata, o decine di aquile anatraie minori, o rigogli e ghiandaie marine a mazzi. . 

Roma, 3 ottobre  2016 – 


LA MAPPA DELLE 27 AREE ‘CALDE’ PER IL BRACCONAGGIO IN ITALIA

IL DOSSIER WWF: “FURTO DINATURA”

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