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lunedì 30 novembre 2015

AGENZIA EUROPEA DELL'AMBIENTE - MORTI PREMATURE ATTRIBUIBILI ALL'INQUINAMENTO. IN ITALIA LA SITUAZIONE PEGGIORE.


Molti cittadini europei sono ancora esposti ai pericoli dell'inquinamento atmosferico

 

Press Release Pubblicato il 30/11/2015, AEA


L'inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa; riduce la durata di vita delle persone e contribuisce alla diffusione di gravi patologie quali malattie cardiache, problemi respiratori e cancro. Secondo una nuova relazione pubblicata oggi dall'Agenzia europea dell’ambiente (AEA), l'inquinamento atmosferico continua ad essere responsabile di oltre 430 000 morti premature in Europa.
                               
Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l'inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l'aspettativa di vita.
(Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'AEA)
La relazione dell'AEA "Qualità dell'aria in Europa — relazione 2015"en (in inglese) studia l'esposizione della popolazione europea agli inquinanti atmosferici e fornisce un'istantanea sulla qualità dell'aria basata su  dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali di tutta Europa. Secondo lo studio , la maggior parte degli abitanti delle città continua ad essere esposta a livelli di inquinanti atmosferici che l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) non ritiene sicuri.
Gli inquinanti più problematici per la salute umana sono il particolato (PM), l'ozono troposferico (O3) e il biossido di azoto (NO2). Le stime dell'impatto sulla salute associato all'esposizione di lungo termine al PM2,5 mostrano che questo inquinante è responsabile di 432 000 morti premature in Europa nel 2012, un livello analogo alle stime degli anni precedenti. Gli impatti stimati dell'esposizione a NO2 e O3 erano rispettivamente di circa 75 000 e 17 000 decessi prematuri. La relazione fornisce stime relative alle morti premature anche a livello nazionale.
"Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l'inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qualità e l'aspettativa di vita" ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'AEA. "Inoltre, ha un impatto economico notevole, poiché aumenta i costi sanitari e riduce la produttività con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell'economia".
Oltre alla salute, gli inquinanti atmosferici hanno un effetto nocivo sulla vita vegetale e sugli ecosistemi. Tali problemi, unitamente all'eutrofizzazione provocata dall'ammoniaca (NH3) e dall'ossido di azoto (NOx) e ai danni causati dall'O3 sulle piante, sono ancora diffusi in Europa.

Ulteriori conclusioni 

  • Il particolato può causare o aggravare le patologie cardiovascolari e polmonari, gli infarti cardiaci e le aritmie, e può provocare il cancro. Nel 2013, l'87 % della popolazione urbana nell'UE era esposto a concentrazioni di PM2,5 superiori ai valori definiti dall'OMS per proteggere la salute umana. Le norme dell'UE in materia di qualità dell'aria sono meno rigide e solo il 9 % era esposto al PM2,5 oltre il valore obiettivo dell'UE. Migliorare la qualità dell'aria in Europa presenta vantaggi evidenti: rispettare i valori limite dell'OMS in materia di qualità dell'aria porterebbe a un calo di un terzo delle concentrazioni di PM2,5, ossia 144 000 morti premature in meno rispetto alla situazione attuale. PM2,5 si riferisce a particelle di diametro pari o inferiore a 2,5 μm. Le particelle di piccole dimensioni possono penetrare in profondità nei polmoni.
  • L'esposizione all'ozono nelle città resta molto elevata: il 98 % della popolazione urbana nell'UE-28 è stato esposto a concentrazioni di O3 superiori ai valori previsti dalle linee guida dell'OMS nel 2013. Il 15 % è stato esposto a concentrazioni superiori al valore obiettivo dell'UE (meno rigido) per l'O3. Le concentrazioni di ozono danneggiano anche le colture agricole, le foreste e le piante riducendone velocità di crescita e resa. L'obiettivo a lungo termine per la protezione della vegetazione dall'O3 è stato superato in relazione all'86 % dell'intera superficie agricola dell'UE-28.
  • Il biossido di azoto colpisce direttamente il sistema respiratorio, ma contribuisce anche alla formazione di PM e O3. Nel 2013, il 9 % della popolazione urbana nell'UE-28 è stato esposto a concentrazioni di NO2 superiori ai valori limite fissati dall'OMS, e a valori analoghi dell'UE, con il 93 % dei superamenti avvenuti in prossimità di strade.
  • Il benzo(a)pirene è un inquinante organico cancerogeno che si forma solitamente dalla combustione del legno; l'esposizione al BaP è diffusa, soprattutto in Europa centrale e orientale. Nel 2013, un quarto della popolazione urbana nell'UE-28 è stato esposto a concentrazioni di BaP superiori al valore obiettivo e il 91 % è stato esposto a concentrazioni di BaP oltre il livello di riferimento stimato sulla base dei parametri di rischio dell'OMS.
  • Le emissioni di anidride solforosa (SO2) sono diminuite in modo significativo negli ultimi decenni grazie alla legislazione dell'UE, che richiede l'uso di tecnologie di depurazione delle emissioni e un ridotto contenuto di zolfo nei carburanti. Nel 2013 il valore limite di SO2 nell'UE è stato superato solo in alcuni casi.
  • Nel 2013 le concentrazioni di monossido di carbonio, benzene e metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel e piombo) nell'aria esterna sono state generalmente basse nell'UE, con pochi casi di superamento dei rispettivi limiti e valori obiettivo fissati dalla normativa UE.


Morti premature attribuibili all'inquinamento atmosferico.   Dati nazionali.


Morti premature attribuibili all'esposizione a particolato sottile (PM2,5), ozono (O3) e biossido di azoto (NO2) nel 2012 in 40 paesi europei e nell'UE-28. 
PaesePM2.5O3NO2
Austria 6 100 320 660
Belgio 9 300 170 2 300
Bulgaria 14 100 500 700
Croazia 4 500 270 50
Cipro 790 40 0
Repubblica ceca 10 400 380 290
Danimarca 2 900 110 50
Estonia 620 30 0
Finlandia 1 900 60 0
Francia 43 400   1 500 7 700
Germania 59 500 2 100 10 400
Grecia 11 100 780 1 300
Ungheria 12 800 610 720
Irlanda 1 200 30 0
Italia 59 500 3 300 21 600
Lettonia 1 800 60 90
Lituania 2 300 80 0
Lussemburgo 250 10 60
Malta 200 20 0
Paesi Bassi 10 100 200 2 800
Polonia 44 600 1 100 1 600
Portogallo 5 400 320 470
Romania 25 500 720 1 500
Slovacchia 5 700 250 60
Slovenia 1 700 100 30
Spagna 25 500 1 800 5 900
Svezia 3 700 160 10
Regno Unito 37 800 530 14 100
Albania 2 200 140 270
Andorra 60 4 0
Bosnia-Erzegovina 3 500 200 70
Ex Repubblica jugoslava di Macedonia 3 000 130 210
Islanda 100 2 0
Liechtenstein 20 1 3
Monaco 30 2 7
Montenegro 570 40 20
Norvegia 1 700 70 200
San Marino 30 2 0
Serbia (a) 13 400 550 1 100
Svizzera 4 300 240 950
Totale (b)     432 000      17 000      75 000
UE-28 (b) 403 000 16 000 72 000
Notes: (a) Incluso il Kosovo, ai sensi della risoluzione n. 1244/99 del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
(b) Le cifre relative a "Totale" e "UE-28" sono arrotondate per eccesso o per difetto al migliaio più vicino.
Fonte: Air quality in Europe — 2015 reporten


Vedere:

martedì 15 settembre 2015

19 settembre 2015 - conferenza Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità

WWF Italia e Comitato SpeziaViaDalCarbone
INVITO PER LA STAMPA
 Conferenza
Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità
Ambiente, salute, economia, lavoro

Sabato, 19 Settembre 2015  ore 9.30 – 13.30
La Spezia - Auditorium del Porto
Via Fossamastra - dietro alla sede dell’Autorità Portuale (mappa)


Quali sono gli impatti del carbone sull’ambiente e sulla salute secondo le più recenti e accreditate ricerche scientifiche? Quali sono le alternative energetiche e economiche al più sporco dei combustibili fossili?
E’ possibile garantire piena e migliore occupazione considerando l’energia come bene comune, da usare con parsimonia, sottraendolo alla logica della produzione e del profitto? 

Sono le questioni su cui si confronteranno i relatori della Conferenza dal titolo “Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità”, iniziativa pubblica organizzata da WWF Italia e Comitato SpeziaViaDalCarbone, che si svolgerà a La Spezia Sabato 19 settembre, a partire dalle ore 9,00 presso l’Auditorium del Porto.

Il convegno ha lo scopo di fornire ai partecipanti informazioni sugli aspetti sanitari, ambientali ed economici connessi a differenti possibili scelte energetiche, dimostrando come l’utilizzo delle fonti fossili, in primis il carbone, sia la soluzione sbagliata sia sul piano ambientale che economico/occupazionale. Al centro dell’iniziativa ci saranno anche proposte per una transizione energetica della città della Spezia verso nuovi modelli di sviluppo economico, anche alla luce della prossima chiusura della centrale Enel.

Il convegno sarà aperto da Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia e spezzina di origine.
Alcuni interventi istituzionali forniranno una panoramica delle strategie in corso alla Spezia per entrare a pieno titolo nella rivoluzione energetica, riducendo l’impatto ambientale, in particolare nella prospettiva post-carbone dopo l’annuncio della chiusura della centrale Enel, prevista al più tardi per il 2021: l’assessore al Bilancio Alessandro Pollio, coordinatore del Progetto La Spezia 20.20 del Comune della Spezia, l’assessore all’ambiente della Regione Liguria Giacomo Giampedrone e il Presidente della CCIAA della Spezia Gianfranco Bianchi.

Per le associazioni organizzatrici introdurranno Mariagrazia Midulla,  Responsabile Clima ed Energia WWF Italia, che illustrerà la campagna nazionale contro il carbone che da anni l’Associazione ambientalista porta avanti e Daniela Patrucco, portavoce del Comitato SpeziaViaDalCarbone e Vice Pres. della Cooperativa Retenergie, che darà conto dell’evoluzione della situazione spezzina.

Moderato da Corrado Ricci, storico giornalista locale della Nazione, il convegno si articolerà in due sessioni. Nella prima, dedicata agli impatti della combustione del carbone:
- Paolo Crosignani - autore delle perizie epidemiologiche commissionate dalle Procure di Rovigo e Savona nei casi delle centrali Enel di Porto Tolle e Tirreno Power di Vado Ligure. Illustrerà la metodologia utilizzata nell’indagine di Vado Ligure;
- Marco Cervino - fisico, ricercatore del CNR. Presenterà uno studio di recente pubblicazione sul ruolo  spesso trascurato del particolato secondario nella valutazione dell’impatto sanitario di una centrale a carbone. Cervino parlerà anche della recente iniziativa dell’appello sottoscritto da gruppo di scienziati per lo sviluppo di una strategia energetica integrata basata su sobrietà, efficienza energetica e sviluppo delle energie rinnovabili;
- Mauro Mocci - Medico ISDE, coordinatore, supervisore e responsabile del “Registro Tumori” della Azienda USL Roma F.  Entrerà nel merito delle conseguenze per la salute derivanti dalla combustione del carbone.

Nella seconda sessione, dedicata alle alternative energetiche e economiche interverranno:
- Gianluca Ruggieri - ingegnere ambientale, ricercatore presso il DiSTA Università dell’Insubria. Illustrerà i nuovi scenari energetici e i nuovi paradigmi economici che caratterizzano la rivoluzione energetica in corso;  - Mauro Meggiolaro  - giornalista de Il Fatto Quotidiano, si occupa di finanza, criminalità e energie rinnovabili ed è responsabile dell'azionariato critico della Fondazione Culturale di Banca Etica.  Racconterà l’esperienza di otto anni di interventi alle assemblee degli azionisti di Eni e Enel, con particolare riferimento a quella più recente, di Enel, dove è stato portato il caso della centrale Enel della Spezia.


L’iniziativa della Spezia  si inserisce nella road map WWF in vista della COP21 il vertice Onu sul Clima che si terrà a Parigi a fine novembre.

Ufficio stampa WWF Italia 06 84497213 – 02 83133233



Segue programma:








PROGRAMMA 
Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità
Ambiente, salute, economia, lavoro

Sabato, 19 Settembre 2015  h 9.30 – 13.30
La Spezia - Auditorium del Porto
Via Fossamastra - dietro alla sede dell’Autorità Portuale (mappa)


h 9.00  Registrazione partecipanti
Saluti del Presidente Autorità Portuale della Spezia - Lorenzo Forcieri  

h 9.30  Interventi Istituzionali
·        Donatella Bianchi - Presidente WWF Italia
·        Giacomo Giampedrone Assessore Ambiente Regione Liguria
·        Alessandro Pollio - Assessore al Bilancio del Comune di La Spezia – Progetto Spezia2020 Smart City
·        Lorenzo Forcieri – Presidente Autorità Portuale della Spezia

h 10.00  Introduzione
·        Mariagrazia MidullaResponsabile Clima ed Energia WWF Italia
·        Daniela Patrucco Portavoce Comitato SpeziaViaDalCarbone e Vice Pres. Coop. Retenergie

h 10.40 Impatti ambientali e sanitari del carbone
·        Valutazione dell'impatto sanitario della Centrale Termoelettrica di Vado Ligure” - Paolo Crosignani  già direttore dell'Unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto dei tumori di Milano – Membro del comitato tecnico scientifico di ISDE e WWF Italia
·        Cambiare adesso: la finestra si sta chiudendo” - Marco Cervino Fisico, ricercatore pubblico
·        "Combustione del carbone e danni alla salute" - Mauro Mocci - Medico ISDE

h 11.40 Paradigmi economici ed energetici: dal carbone alla transizione verso l’economia per il futuro
·        "Innovazioni tecnologiche e di mercato e nuovi scenari energetici. La rivoluzione è iniziata: cosa resta da fare?” - Gianluca Ruggieri - Ricercatore - DiSTA Università dell'Insubria
·        “Strategie locali di new economy e green economy” - Gianfranco BianchiPresidente Camera di Commercio della Spezia
·               “Azionisti critici per l'ambiente. 8 anni alle assemblee di Eni ed Enel” - Mauro Meggiolaro - Responsabile azionariato critico, Fondazione Culturale Responsabilità Etica
Question time

13.30 - Conclusioni


Modera: Corrado Ricci, La Nazione

19 settembre - PROGETTO EMYS - TESTUGGINI PALUSTRI

A “CACCIA” DI TESTUGGINI PALUSTRI

Nell'ambito del “Progetto Oasi” il WWF Savona parteciperà all'iniziativa dedicata alle testuggini palustri coordinata dal WWF Italia. Le due testuggini di acqua dolce autoctone presenti in Italia, Emys orbicularis ed Emys trinacris, sono le prime due specie “target” sulle quali è stata avviata un’azione coordinata nel Sistema delle Oasi WWF siti di Rete Natura 2000. Le azioni di conservazione legate a queste “specie bandiera”, biologicamente all’apice delle catene trofiche degli habitat umidi, intendono contribuire alla tutela delle popolazioni rimaste e delle intere biocenosi di cui fanno parte, legate alle zone umide divenute ormai sempre più rare attraverso anche la sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Il 19 settembre 2015, grazie alla collaborazione della Provincia di Savona e dei partner del progetto LIFE EMYS (LIFE12 NAT/IT/000395), sarà possibile visitare dalle ore 16.00 alle ore 18.00 il “Centro Emys”, luogo di eccellenza per l'allevamento e la conservazione della rarissima testuggine palustre ingauna (Emys orbicularis ingauna). Durante la visita guidata sarà possibile osservare individui adulti, giovani e neonati ed apprendere interessanti informazioni sulle problematiche, sui modi di vita e sugli habitat frequentati da questa sottospecie esclusiva del ponente savonese. Il “Centro Emys” è situato in regione Isolabella, nella frazione Leca (Albenga, SV) in adiacenza della stazione del Corpo Forestale dello Stato.

mercoledì 5 agosto 2015

APPELLO WWF PER LAVORARE SULLA CONVIVENZA CON LUPO ED ORSO

WWF: NON TIRA UNA BELLA ARIA PER LUPO E ORSO
UN APPELLO PERCHE’ SI LAVORI SULLA CONVIVENZA E
NON SI PENSI AGLI ABBATTIMENTI

Non tira una bella aria ultimamente per alcuni dei più carismatici rappresentanti della nostra fauna, specie particolarmente protette nel nostro Paese denuncia il WWF: una testa di  lupo è stata appesa in bella vista nell’alta Val Tanaro in Piemonte, un gesto  barbaro, irresponsabile e, ribadisce  con particolare veemenza il WWF  “illegale”, gesto che l’associazione denuncerà in tutte le sedi chiedendo esemplari indagini e che chi ha commesso questo reato risponda sino in fondo delle sue responsabilità, e purtroppo si registra anche il caso del Consiglio provinciale di Trento che ha recentemente deliberato la diminuzione degli orsi anche con misure drastiche, sottolinea il WWF Italia.

La convivenza con i grandi predatori che hanno sempre popolato il nostro paese, i nostri boschi, le nostre Alpi  è possibile e necessaria,  anche se può richiedere particolari capacità e attenzioni, perché può rilevarsi a volte problematica, ma sempre possibile se voluta, siamo noi e le nostre scelte a fare la differenza. I sistemi per ridurre i danni e aiutare la convivenza esistono, sono già disponibili e sperimentati e i numerosi progetti europei LIFE in corso sono lì a dimostrarlo, ricorda il WWF.

Il lupo ucciso e decapitato in Piemonte, pare sia da mettere in relazione con la discussione in corso  sull'ampliamento del Parco del Marguareis, un gesto quindi non solo illegale ma  da condannare in modo particolarmente grave visto che sarebbe rivolto contro le istituzioni, contro chi sostiene il Parco e il suo ruolo nella conservazione della natura, episodio simile a quelli registrati in Maremma toscana e laziale tra il 2013 e il 2014 che ricordano quanto questi fatti siano diffusi e come non si sia ancora compreso a fondo il ruolo e la funzione delle aree protette e i benefici e le opportunità che le Aree protette possono offrire al nostro territorio con una corretta e rispettosa gestione delle nostre bellezze naturali. Questo atto è segno di una seria arretratezza culturale e di una violenza crescente che sta montando nei riguardi di questi animali che le istituzioni non possono prendere sotto gamba e che deve essere affrontata con tutta la attenzione che il caso richiede. Il bracconaggio va contrastato con vigore, se interessa piccole popolazioni o gruppi isolati di animali. Il bracconaggio anche solo di un singolo lupo può avere un pesante impatto sulla  popolazione che nessuno è in grado ancora di quantificare, di per sè il bracconaggio in Italia ai danni di questa specie è pesantissimo e interessa centinai di esemplari l’anno ed è per questo comprensibile ritenere come sia ancora oggi la più grave e compromettente delle minacce.  

Arrivare a uccidere orsi e lupi non risolve il conflitto né il problema della paura da parte della popolazione locale e dei turisti o i  danni economici arrecati agli allevatori (che ancora oggi non si conoscono nella loro reale entità e che spesso sono riconducibili ad altri animali o altre cause ), la educazione, la sensibilizzazione, la conoscenza reale delle altre specie animali è l’unica soluzione che può consentirci di vivere in armonia con questi animali e non si può con arroganza decidere che per questi animali non vi è più spazio nei nostri ambienti..

Lupo ed orso sono predatori al vertice della catena alimentare. Il loro ruolo ecologico migliora l'ecosistema, influenzando le popolazioni delle prede e indirettamente gli habitat in cui essi vivono, agendo su alcuni fattori che ne causano la degradazione (come la ridotta rinnovazione del bosco).
L'orso è il simbolo degli ecosistemi montani sani, selvaggi e ricchi di biodiversità. Tutelare l'orso ed il suo habitat significate conservare una ampia gamma di specie animali e vegetali che assicurano un buono stato di salute delle montagne e dei servizi ecosistemici che ci offrono e di cui noi godiamo. 

Le Alpi rappresentano un ecosistema unitario ed orsi e lupi sono specie che non appartengono ad una provincia ma quantomeno a tutti i cittadini europei.  Una singola comunità locale non può stabilire cambiamenti di rotta gestionali della popolazione, sia di orso che di lupo,  in conseguenza di situazioni che non è capace e non vuole veramente gestire. D’altronde anche solo dal punto di vista finanziario, i progetti sono sostenuti da tutti i contribuenti, nazionali ed europei.

Il superamento della locale soglia di accettabilità sociale rispetto all'attuale consistenza della popolazione di orso e di lupo, è anche legato alla modalità, intensità e qualità della comunicazione rivolta alle categorie più coinvolte e per le quali è necessario promuovere l’accettazione. 


Il WWF Italia chiede a  tutti i soggetti interessati sia pubblici (istituzioni nazionali e locali ), sia privati (imprenditori agricoli, del turismo, allevatori , abitanti e turisti )  di :
-         evitare  le affermazioni  demagogiche , la disinformazione,   scorretta  dal punto  di vista scientifico e normativo,
-         le iniziative  politiche di corto  respiro o addirittura errate  ed illegali  
-          concordare piani e modalità che consentano una duratura convivenza tra questi   animali  e l’uomo con reciproca convenienza.  


IL WWF PER L’ORSO BRUNO http://www.wwf.it/orsobruno/

IL WWF PER IL LUPO http://www.wwf.it/lupo/


VIDEO WWF SVIZZERA – VIAGGIARE SICURI NEL PAESE DEGLI ORSI

Roma, 24 luglio 2015

 Ufficio stampa WWF Italia   329 8315718 – 02 83133233 – 06 84497213 

giovedì 11 giugno 2015

OSSERVAZIONI - PERMESSO DI RICERCA MINERARIA PARCO DEL BEIGUA

                                                                    Savona, lì 29/05/2015


ALLA REGIONE LIGURIA

DIPARTIMENTO AMBIENTE
SETTORE VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

e p.c.

DIPARTIMENTO SVILUPPO ECONOMICO
SETTORE ATTIVITA’ ESTRATTIVE
SETTORE ASSETTO DEL TERRITORIO

DIPARTIMENTO PIANIFICAZIONE TERRITORIALE ED URBANISTICA
SETTORE URBANISTICA E PROCEDIMENTI CONCERTATIVI
SERVIZIO TUTELA DEL PAESAGGIO

ALLA SOPRINTENDENZA PER I BENI  PAESAGGISTICI DELLA LIGURIA

ALL’ENTE GESTORE DEL S.I.C. IT 1331402 
ENTE PARCO NATURALE REGIONALE DEL BEIGUA

AL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO


Oggetto: V.I.A regionale pratica n. 355. permesso di ricerca mineraria per minerali di titanio, granato e minerali associati, denominato monte tariné. Osservazioni.
In riferimento all’oggetto, si ritiene di formulare osservazioni che vengono qui inviate, nello specifico documento allegato alla presente.
Nell’attesa di un riscontro in merito alle osservazioni tecniche qui fornite, si coglie l’occasione per porgere Distinti saluti.

Lipu delegazione Provinciale Genova
Il Delegato Aldo Verner

Italia Nostra
Sezione Savona
Il Presidente
Roberto Cuneo

Per le Associazioni firmatarie

WWF Italia
Il Delegato Regionale Liguria
Piombo Marco



Premesso che
Il permesso di ricerca mineraria ai sensi della L.R. 12/12 da eseguirsi in varie località ricadenti nei Comuni di Sassello ed Urbe, interessa un’area vasta di circa 453 ha.

Le presenti osservazioni vengono formulate in riferimento all'istanza relativa alla richiesta di permesso di ricerca mineraria, finalizzata allo sfruttamento del sottosuolo, in particolare alla ricerca ed estrazione del titanio e dei minerali ad esso associati;

Osservazioni.
Le presenti osservazioni fanno riferimento al possibile utilizzo del terreno di proprietà privata nonché di tutto l’areale attraverso una possibile previsione di una attività estrattiva.
Nello specifico si rileva che :
Come viene indicato nel S.I.A. , le aree oggetto di richiesta ricadono all’interno o in buona parte:
-         all’interno del Parco Naturale regionale del Beigua, zona B “Riserve orientate”(su una superficie di circa il 50% di quella interessata);
-         all’interno del S.I.C. terrestre denominato “ M.Beigua-Dente-Gargassa-Pavaglione “ codice IT1331402”(su una superficie di circa il 60% di quella interessata), dove nella relativa scheda istitutiva si legge: al momento scongiurato ma sempre possibile, è l'eventuale apertura di miniere di rutilo. Altri pericoli derivano dall'apertura di strade in terreni non consolidati.; e di cui l’ente Parco è gestore ai sensi della L.R. 28/2009.
-         buona parte del territorio interessato ricade nel regime di MANTENIMENTO (ANI-MA, IS-MA) e parte anche in regime di CONSERVAZIONE (ANI-CE)dell’assetto insediativo del P.T.C.P.
-          dal punto di vista dell’assetto geomorfologico del P.T.C.P. buona parte del territorio interessato ricade nel regime MODIFICABILITA’, ma anche di MANTENIMENTO e CONSERVAZIONE.
Si osserva che tale attività sia estrattiva ma anche di ricerca è vietata espressamente da normative di carattere regionale , nazionale:
-         dalla Legge quadro nazionale sulle aree protette n. 394/1991, dove all’art. 11 si recita:
Art. 11 - Regolamento del parco
comma 3. Salvo quanto previsto dal comma 5, nei parchi sono vietate le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat. In particolare sono vietati:
b) l'apertura e l'esercizio di cave, di miniere e di discariche, nonché l'asportazione di minerali;
-         dalla legge regionale della Liguria n. 12/1995 “Riordino delle aree protette” , dove l’Art. 42 recita:
(Norme di salvaguardia ambientale).
1. Fermo restando quanto previsto fino all'approvazione del Piano dalle norme transitorie e quanto disciplinato dal Piano stesso e dai regolamenti di fruizione del parco, nelle aree protette di cui alla presente legge sono comunque vietati:
a) l'apertura e l'esercizio di miniere, cave e discariche nonché l'asportazione di minerali
-         Inoltre si osserva come tale attività di estrazione sia vietata dall’art. 10 delle Norme di attuazione del Piano del Parco naturale regionale del Beigua (Approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale della Liguria n. 44 del 3 agosto 2001), dove lo stesso recita:
2. Fino ad una maggiore specificazione nel Regolamento dei comportamenti e degli interventi ammessi, nel territorio del Parco è vietato:
a) asportare rocce, minerali e fossili; prelievi per ricerche scientifiche o per gli accertamenti
geognostici necessari ad eseguire interventi ammissibili a norma del Piano del Parco sono
soggetti ad autorizzazione da parte dell’ Ente.
b) alterare in qualsiasi modo la morfologia del terreno in corrispondenza dei geositi individuati
come da comma 1;

-         dalla deliberazione di Giunta regionale n. 1507 del 06/11/2009 Misure di salvaguardia per habitat di cui all'Allegato I della direttiva 92/43/CEE ai sensi della L.R. 28/2009, che recita:
1. Misure di salvaguardia generali per gli habitat
1. Fermo restando quanto previsto dall’art. 5 commi 9 e 10 del dPR 357/97, valgono le seguenti
misure di salvaguardia:
A) Nei SIC che comprendono gli habitat definiti prioritari ai sensi della dir. 92/43/CEE non
possono essere approvati e/o realizzati interventi, progetti e piani che prevedano o comportano
la diminuzione e/o frammentazione, alterazione ancorchè temporanea della superficie degli
habitat stessi;

-         nella D.G.R. n. 1687/2009 “ Priorità di conservazione dei Siti di Importanza Comunitaria terrestri liguri e cartografia delle "Zone rilevanti per la salvaguardia dei Siti di Importanza Comunitaria" , viene indicata l’area del Tarinè.

Le altre restanti aree (in buona parte in Comune di Urbe) non ricadenti in aree parco e comunque assoggettate a tali disposizioni in quanto attigue, sono sottoposte alle tutele oltre che dalle normative vigenti in materia ambientale e paesaggistica (Dlgs 42/2004, art. 142 , presenza di aree boscate, oggetto anche di passaggio del fuoco, etc..), anche dalla Deliberazione della Giunta regionale n.1793 del 18 dicembre 2009 Istituzione Rete ecologica - LR 28/2009 art.3. che individua, fra l’altro, le aree di collegamento ecologico – funzionali all’adiacente S.I.C. ed alla vicina Z.P.S. .

Si osserva che la Direttiva 92/43/CEE nota come Direttiva Habitat  richiede che vengano sottoposti a Valutazione di Incidenza, secondo quanto richiesto dall’Allegato G, i piani e/o progetti non connessi alla gestione del sito e che possono avere incidenza negativa possibile (a maggior ragione se probabile o certa) “sui” siti individuati dalla medesima (  recepito dalla Regione Liguria nei “ Criteri ed indirizzi procedurali per l’applicazione della valutazione di incidenza in Liguria” della Deliberazione della Giunta regionale n. 30 del 18 gennaio 2013).
E’ da evidenziare l’utilizzo della parola “sui” e non “nei” relativamente al campo di estensione della Valutazione di incidenza, poiché in materia di tutela ambientale è ormai noto che anche opere distanti da un sito, possono avere effetti negativi su di esso.
 Per quanto concerne la compatibilità di tale previsione con la natura  sottoposta a regime di tutela nonché con riferimento alle criticità pasesaggistico-ambientali,  tali interventi non possono essere compatibili con le caratteristiche del SIC, delle Aree Protette Provinciali, delle aree carsiche  e comunque di tutti gli elementi costituenti la RETE NATURA 200 quali specie ed habitat tutelati dalle normative vigenti sia locali che nazionali, nonché comunitarie.
  
Infine vi è da rilevare quanto disposto dalle adottate misure di conservazione dei SIC liguri appartenenti alla regione biogeografica mediterranea ai sensi della L.R. 28/09, con D.G.R. N. 73/2015 (vedi art. 1 comma 2 ed in particolare l’art. 5. Interventi ed attività non ammessi. Nei Siti Rete Natura 2000 di cui al comma 1, fermi restando quanto riportato all’art.12 D.P.R 357/97  non sono ammessi: apertura di nuove cave e miniere).

- P.T.C.P.
In considerazione della bellezza e delicatezza del contesto paesistico, buona parte della zona interessata è stata sottoposta al regime insediativo di mantenimento ANI.MA dal P.T.C.P. regionale.
Si tratta in buona parte di un territorio coperto da aree boscate.
Secondo quanto stabilito dall’art. 52, comma 2, del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico, “l'obiettivo della disciplina è quello di mantenere sostanzialmente inalterati quei caratteri che definiscono e qualificano la funzione della zona in rapporto al contesto paesistico e di assicurare nel contempo, in termini non pregiudizievoli della qualità dell'ambiente e con particolare riguardo alle esigenze dell'agricoltura, una più ampia fruizione collettiva dei territorio, un più efficace sfruttamento delle risorse produttive e una più razionale utilizzazione degli impianti e delle attrezzature eventualmente esistenti”.
Al comma 3, “non è pertanto consentito aprire nuove strade di urbanizzazione, né costruire nuovi edifici, attrezzature ed impianti ad eccezione degli interventi specificamente volti al conseguimento degli obiettivi sopra indicati, purché non alterino in misura paesisticamente percepibile lo stato dei luoghi”.
Il tenore della suesposta disposizione rivela l’assoluta incompatibilità tra la previsione dell’opera in questione e la disciplina di tutela prevista per zone quali l’area su cui un possibile impianto estrattivo andrebbe ad incidere.
La realizzazione di tali interventi, modifica pertanto alla scala del paesaggio lo stato dei luoghi e sono percepibili anche da grande distanza, introducendo un elemento anomalo che deve essere valutato con estrema attenzione. Inoltre, il progetto in esame richiederebbe la realizzazione di nuove piste e strade ed adeguamento ed allargamento di  quelle esistenti, opere che contrasterebbe apertamente con quanto previsto al comma 3, della norma rubricata che non consente l’apertura di nuove strade di urbanizzazione.
- Insediamenti sparsi in regime di mantenimento - IS-MA.

Tale regime si applica nei casi in cui si riconosce l'esistenza di un equilibrato rapporto tra l'insediamento e l'ambiente naturale o agricolo e nei quali si ritiene peraltro compatibile con la tutela dei valori paesistico-ambientaii, o addirittura funzionale ad essa, un incremento della consistenza insediativa o della dotazione di attrezzature ed impianti, sempreché questo non ecceda i limiti di un insediamento sparso.

L'obiettivo della disciplina è quello di mantenere le caratteristiche insediative della zona, con particolare riguardo ad eventuali ricorrenze significative nella tipologia e nella ubicazione degli edifici rispetto alla morfologia del terreno.
Sono pertanto consentiti quegli interventi di nuova edificazione e sugli edifici esistenti, nonché di adeguamento della dotazione di infrastrutture, attrezzature e impianti che il territorio consente nel rispetto delle forme insediative attuali e sempre che non implichino né richiedano la realizzazione di una rete infrastrutturale e tecnologica omogeneamente diffusa.
Parte dell’area interessata ricade anche nel regime di CONSERVAZIONE, ANI-CE, dove l’art. 51 della N.T.A. recita
Art. 51
Aree Non Insediare - Regime normativo di CONSERVAZIONE (ANI-CE)
1. Tale regime si applica nelle parti dei territorio di elevato valore naturalistico-ambientale e non interessate, o interessate in forme dei tutto marginali e sporadiche, dalla presenza di insediamenti stabili, nelle quali qualunque pur modesta alterazione dell'assetto attuale può
compromettere la funzione paesistica e la peculiare qualità dei luoghi. 46

Per quanto riguarda invece l’Assetto geomorfologico:
-          regime MA (Mantenimento), disciplinato dall’art 15 delle norme di attuazione del PTCP.
Considerato che l’art. recita :
L'indirizzo generale di MANTENIMENTO si applica nelle situazioni in cui gli interessi di ordine ecologico sono preminenti in considerazione della relativa integrità dell'ambiente o della presenza di rilevanti valori morfologici, tanto nel caso in cui sia stato raggiunto uno stato di sostanziale equilibrio, quanto nel caso in cui si registrino dinamismi più o meno accentuati.
2. L'obiettivo è quello di assicurare l'evoluzione naturale dell'ecosistema verso una configurazione di crescente stabilità, con ciò stesso garantendo la tutela dei valori emergenti ed il permanere delle esistenti condizioni di relativa integrità.
3. La pianificazione dovrà pertanto essere orientata a consentire esclusivamente quegli interventi che non incidono sull'attuale assetto geomorfologico considerato alla scala territoriale.
Inoltre l’areale interessato ricade in Assetto vegetazionale del P.T.C.P. indicato come BAM-CO e BA-CO.
Si rammenta che
L’ Art. 22 della N.T.A. del P.T.C.P prevede:
Indirizzo generale di CONSOLIDAMENTO (CO) dei boschi
1. L'indirizzo generale di CONSOLIDAMENTO dei boschi si applica nelle situazioni in cui la copertura vegetale, pur presentando caratteri di sufficiente pregio sul piano estetico-paesistico e su quello ecologico, meriti tuttavia di essere modificata in modo da acquisire maggiore estensione o un miglior livello qualitativo.
2. Ricadono sotto questo indirizzo i boschi a composizione floristica più o meno corretta, ma ridotti come superficie o antropizzati in conseguenza di uno sfruttamento intenso o protratto determinato in passato da condizioni di necessità economica oggi in parte superate.
3. L'obiettivo è quello di realizzare un aumento della superficie e/o una restituzione di qualità ai boschi sotto l'aspetto produttivo, estetico paesistico ed ecologico.

Conclusioni
la previsione di ricerca finalizzata ad una attività estrattiva, risulta in palese ed insanabile conflitto con l’obiettivo di mantenere e conservare inalterati i caratteri che definiscono e qualificano la funzione della zona in rapporto al contesto paesistico e vegetazionale (vedi assetti insediativo, geomorfologico e vegetazionale), individuati dal vigente Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico regionale (P.T.C.P.).

Si ritiene opportuno inoltre osservare quanto le disposizioni dettate dal PTCP evidenziano come la normativa di zona imponga l’obiettivo primario di mantenere sostanzialmente inalterati i caratteri della zona…(: ciò significa non alterare in misura percepibile le connotazioni paesaggistiche dei luoghi quali la morfologia, la copertura vegetazionale, le visuali panoramiche, le linee di crinale)  (documento redatto tra le Strutture regionali del Dipartimento Pianificazione Territoriale e Urbanistica e la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici “CRITERI PER LA CORRETTA INTERPRETAZIONE E APPLICAZIONE  DELLE NORME DEL PTCP”).


- Presenza di Pietre verdi
A1-Aree caratterizzate substrato riconducibile alle pietre verdi, segnalate per la probabile presenza di minerali amiantiferi (Fonte, portale cartografico Regione Liguria: www.cartogarfia.regione.liguria.it ).
La Regione Liguria ha predisposto uno studio e relativa cartografia delle aree nelle quali sono presenti concentrazioni di amianti, tali da poter costituire potenziali situazioni di pericolo o da richiedere un controllo nel caso di interventi di movimentazioni prevedendo tralaltro:
per la realizzazioni di opere edili, realizzazione di scavi, gallerie, etc.. che comportino movimentazioni e sbancamenti, procedure atte ad una maggiore sorveglianza delle possibili situazioni a rischio esposizione a fibre di amianto individuando in particolare  alcune fasi di controllo.
In fase realizzativa delle opere è obbligo in caso di lavori su rocce contenenti amianto, di effettuare misurazioni di fibre nell’aria ai fini della valutazione all’esposizione degli addetti e di notifica all’organo di vigilanza ai sensi del Dlgs 277/91, fornendo informazioni circa le risultanza sulle misurazioni dell’aria effettuate, i procedimenti di lavoro adottati, le misure di protezione previste, la destinazione del materiale di risulta.


  
La zona ricade i corrispondenza di aree con presenza di “pietre verdi” ed estese aree con fenomeni franosi ( fonte: www.cartografiarl.regione.liguria.it).

Come già osservato in precedenza tale intervento comprometterebbe la funzione paesistica e ambientale dei luoghi, in quanto area ad elevata valenza naturalistica ed ambientale.
Si ritiene  osservare che tale attività finalizzata ad attività mineraria, vista la sensibilità ambientale e la non insediabilità dei luoghi, comporterebbe una trasformazione tale da rendere necessaria una sostanziale modifica ai piani territoriali e/o settoriali e dei vincoli derivanti da normative vigenti.
Inoltre tale trasformazione comporterebbe un declassamento nel raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale fissati da PP settoriali e/o sovraordinati, nonché un’incoerenza con gli obiettivi sanciti a livello internazionale e nazionale nel quadro delle politiche di sviluppo sostenibile.

Ricordiamo che la Legge 152/2006, all’art. 300 recita:
Art 300. Danno ambientale
1. È danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o
indiretto, di una risorsa naturale o dell'utilità assicurata da quest'ultima.
2. Ai sensi della direttiva 2004/35/CE costituisce danno ambientale il deterioramento, in
confronto alle condizioni originarie, provocato:
a) alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria di cui
alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica,
che recepisce le direttive 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979; 85/411/CEE della
Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991 ed
attua le convenzioni di Parigi del 18 ottobre 1950 e di Berna del 19 settembre 1979, e di cui al d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, recante regolamento recante attuazione della direttiva
92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della
flora e della fauna selvatiche, nonché alle aree naturali protette di cui alla legge 6 dicembre
1991, n. 394, e successive norme di attuazione.

In conclusione
Si ritiene di dover evidenziare alcuni elementi di criticità in palese violazione con le normative citate, che portano a esprimere una richiesta di parere negativo al permesso di ricerca, ed in relazione alle incidenze negative su habitat, specie e sul paesaggio, in merito alla individuazione dell’areale come un potenziale sito per lo sfruttamento minerario.