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giovedì 11 agosto 2016
venerdì 5 agosto 2016
DOSSIER WWF "L'ULTIMA SPIAGGIA"
WWF: "Ridurre subito i fattori di pressione su mari e coste italiane"
1.860 km i tratti di costa liberi a buon grado di naturalità
Partiamo dai 1.860 km di tratti lineari di costa più lunghi di 5 km del nostro Paese (isole comprese) ancora liberi e con un buon grado di naturalità (il 23% dei nostri litorali, su complessivi 8.000 km circa) e puntiamo su quattro grandi aree strategiche per la biodiversità dei nostri mari : la zona tra il Mar Ligure ed il parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, il canale di Sicilia, il Mare Adriatico settentrionale e l’area del canale di Otranto nell’Adriatico meridionali. E’ qui infatti che si concentra la maggiore ricchezza delle nostre risorse marine e costiere. La loro tutela ci porta sulla rotta di un’economia blu sostenibile insieme al contenimento significativo dei fattori di pressione e degli impatti ambientali a mare (delle attività economiche di ricerca e coltivazione di idrocarburi, trasporti marittimi, dragaggi, turismo, pesca, acquacoltura, impianti da fonti rinnovabili offshore, attività militari) e a terra causati da uno sviluppo urbanistico che ha divorato 10 km lineari di coste l’anno per 50 anni.
E’ questo il segnale e l’invito lanciato dal WWF nel suo dossier “Italia: l’ultima spiaggia – Lo screening dei mari e delle coste della Penisola” in cui chiede subito di invertire le tendenze che negli ultimi 50 anni ha visto sorgere una barriera di cemento e mattoni lunga 2000 km (un quarto delle nostre coste) e che vede nei nostri mari il 25% della piattaforma continentale italiana interessata da attività di estrazione degli idrocarburi (con 122 le piattaforme offshore attive e 36 istanze per nuovi impianti), il trasporto via mare fare dell’Italia il Paese in Europa (dopo Olanda e Regno Unito) per quantità di merci containerizzate movimentate, uno sviluppo turistico che vede il 45% dei turisti italiani e il 24% di quelli stranieri scegliere le nostre località costiere, un’attività di pesca in caduta verticale, visto che il 93% dei nostri stock ittici sovra sfruttato, e la proliferazione di impianti di acquacoltura (in 10 anni aumentati in Italia del 70%).
Il dossier del WWF, fotografa la situazione attuale e indica le aree più ricche dal punto di vista ecologico da cui partire per salvare i nostri mari grazie alle elaborazioni contenute nello studio MedTrends, coordinato dal Mediterranean Programme Office del WWF Internazionale, in coerenza con le linee di intervento comunitario per la pianificazione dello spazio marittimo: Mar Ligure e Arcipelago Toscano (dove la grande ricchezza di plancton favorisce un’elevata concentrazione di cetacei, come testimoniato anche dall’istituzione del Santuario internazionale dei Cetacei “Pelagos”); il Canale di Sicilia (con montagne sottomarine dove si trovano cumuli di coralli bianchi e zona di deposizione delle uova per tonni, pesci spada e acciughe e area di nursery dello squalo bianco); Mare Adriatico settentrionale (che vede una delle popolazioni più importanti di tursiopi del Mediterraneo ed è una delle aree di alimentazione più importanti della tartaruga marina Caretta caretta, zona di riproduzione della verdesca e dello squalo grigio), Canale di Otranto Mare Adriatico meridionale (dove ci sono habitat importanti per lo zifio, il diavolo di mare, la stenella striata, la foca monaca e il pesce spada).
Anche nella nostra fascia costiera non bisogna ridursi all’ultima spiaggia. Negli ultimi 50 anni, come documentato nel dossier WWF, grazie agli studi dell’equipe coordinata dal professor Bernardino Romano dell’Università dell’Aquila, la densità dell’urbanizzazione in una fascia di 1 km dalla linea di costa è passata nella Penisola dal 10 al 21%, mentre in Sicilia ha raggiunto il 33% e in Sardegna il 25%. Tra il 2000 e il 2010, secondo l’ISTAT, sono stati costruiti 13.500 edifici, 40 edifici per Kmq, nella fascia costiera di un km dalla battigia (nei versanti tirrenico e adriatico) e più del doppio sulla costa jonica. E se il ritmo delle nuove edificazioni fosse quelle registrato tra il 2000 e il 2010, nei prossimi 30 anni avremmo su scala nazionale almeno altri 40.500 nuovi edifici nella fascia di 1 km dalla battigia.
Ma si possono ancora salvare le aree con alto grado di naturalità se si interrompe subito l’ulteriore consumo di suolo. Il WWF, al di là delle perle di valore naturalistico, paesaggistico e storico-artistico diffuse in maniera puntiforme in tutto il Paese, individua: sulle costa tirrenica 16 segmenti più lunghi di 5 km, liberi dall’urbanizzazione, da preservare integralmente per il loro valore ambientale per un totale di 144 km (15 km tra Viareggio e Pisa, 20 km tra Grosseto e Orbetello, in Toscana; 15 km da Latina a Sabaudia, nel Lazio; 12 km tra Camerota e San Giovanni Piro, in Campania); sulla costa adriatica sono circa 200 i km preservati che vanno pienamente tutelati (i segmenti più lunghi si trovano in Friuli Venezia Giulia, Marano Lagunare; in Veneto, 50 km tra Porto Viro e Goro; e in Puglia, 14 km lungo la costa del Lago di Lesina). Anche nelle isole maggiori il WWF richiama l’attenzione sugli alti indici di saturazione urbanistica delle coste che obbligano alla difesa attiva dei significativi valori ambientali e paesaggistici, che si rinvengono ancora in un quarto delle coste siciliane (poco più di 300 km) rimasto libero e in quel 64% (oltre 1.200 km) di territorio costiero di pregio, per fortuna, rimasto ancora libero in Sardegna (vedi nell’allegato la scheda relativa agli approfondimenti sullo screening delle coste).
Se la maglia nera della densità urbanistica (con indici di urbanizzazione che vanno dal 50 al 60%) è da assegnare al versante tirrenico (con quasi tutta la costa della Liguria, il Lazio centro-meridionale e la Campania centro-nord) e al settore emiliano-romagnolo/marchigiano/abruzzese del versante adriatico, c’è da notare che il sistema dei 100 parchi e riserve e degli oltre 200 siti costieri della Rete Natura 2000 costituisce un argine alla espansione edilizia. Ciò è vero in particolare sul versante tirrenico con i parchi nazionali del Pollino e del Cilento che scardinano la continuità edificatoria nel Sud d’Italia, mentre sul versante adriatico si rileva la mancanza di aree protette di estensione significativa che possano al momento fare da diga. Ciò avviene in una situazione in cui comunque le aree tutelate sono sottoposte ad un crescente assedio, visto che, secondo elaborazioni originali su foto satellitari contenute nel dossier WWF, che hanno raffrontato la situazione dal 1988 ad oggi, i 167 interventi che hanno cambiato la morfologia della nostra fascia costiera sono per il 95% causati dall’espansione edilizia (per il 58.7% strutture turistiche, per il 19% insediamenti residenziali, per l’11% infrastrutture portuali) e vanno ad interferire con 107 siti di interesse comunitario (SIC), tutelati dall’Europa, sui circa 400 siti comunitari marini e costieri.
Nel dossier Italia: l’ultima spiaggia il WWF indica anche quali possano essere gli strumenti istituzionali per salvare le coste e i mari italiani. Si chiede innanzitutto:
1.860 km i tratti di costa liberi a buon grado di naturalità
Partiamo dai 1.860 km di tratti lineari di costa più lunghi di 5 km del nostro Paese (isole comprese) ancora liberi e con un buon grado di naturalità (il 23% dei nostri litorali, su complessivi 8.000 km circa) e puntiamo su quattro grandi aree strategiche per la biodiversità dei nostri mari : la zona tra il Mar Ligure ed il parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, il canale di Sicilia, il Mare Adriatico settentrionale e l’area del canale di Otranto nell’Adriatico meridionali. E’ qui infatti che si concentra la maggiore ricchezza delle nostre risorse marine e costiere. La loro tutela ci porta sulla rotta di un’economia blu sostenibile insieme al contenimento significativo dei fattori di pressione e degli impatti ambientali a mare (delle attività economiche di ricerca e coltivazione di idrocarburi, trasporti marittimi, dragaggi, turismo, pesca, acquacoltura, impianti da fonti rinnovabili offshore, attività militari) e a terra causati da uno sviluppo urbanistico che ha divorato 10 km lineari di coste l’anno per 50 anni.
E’ questo il segnale e l’invito lanciato dal WWF nel suo dossier “Italia: l’ultima spiaggia – Lo screening dei mari e delle coste della Penisola” in cui chiede subito di invertire le tendenze che negli ultimi 50 anni ha visto sorgere una barriera di cemento e mattoni lunga 2000 km (un quarto delle nostre coste) e che vede nei nostri mari il 25% della piattaforma continentale italiana interessata da attività di estrazione degli idrocarburi (con 122 le piattaforme offshore attive e 36 istanze per nuovi impianti), il trasporto via mare fare dell’Italia il Paese in Europa (dopo Olanda e Regno Unito) per quantità di merci containerizzate movimentate, uno sviluppo turistico che vede il 45% dei turisti italiani e il 24% di quelli stranieri scegliere le nostre località costiere, un’attività di pesca in caduta verticale, visto che il 93% dei nostri stock ittici sovra sfruttato, e la proliferazione di impianti di acquacoltura (in 10 anni aumentati in Italia del 70%).
Il dossier del WWF, fotografa la situazione attuale e indica le aree più ricche dal punto di vista ecologico da cui partire per salvare i nostri mari grazie alle elaborazioni contenute nello studio MedTrends, coordinato dal Mediterranean Programme Office del WWF Internazionale, in coerenza con le linee di intervento comunitario per la pianificazione dello spazio marittimo: Mar Ligure e Arcipelago Toscano (dove la grande ricchezza di plancton favorisce un’elevata concentrazione di cetacei, come testimoniato anche dall’istituzione del Santuario internazionale dei Cetacei “Pelagos”); il Canale di Sicilia (con montagne sottomarine dove si trovano cumuli di coralli bianchi e zona di deposizione delle uova per tonni, pesci spada e acciughe e area di nursery dello squalo bianco); Mare Adriatico settentrionale (che vede una delle popolazioni più importanti di tursiopi del Mediterraneo ed è una delle aree di alimentazione più importanti della tartaruga marina Caretta caretta, zona di riproduzione della verdesca e dello squalo grigio), Canale di Otranto Mare Adriatico meridionale (dove ci sono habitat importanti per lo zifio, il diavolo di mare, la stenella striata, la foca monaca e il pesce spada).
Anche nella nostra fascia costiera non bisogna ridursi all’ultima spiaggia. Negli ultimi 50 anni, come documentato nel dossier WWF, grazie agli studi dell’equipe coordinata dal professor Bernardino Romano dell’Università dell’Aquila, la densità dell’urbanizzazione in una fascia di 1 km dalla linea di costa è passata nella Penisola dal 10 al 21%, mentre in Sicilia ha raggiunto il 33% e in Sardegna il 25%. Tra il 2000 e il 2010, secondo l’ISTAT, sono stati costruiti 13.500 edifici, 40 edifici per Kmq, nella fascia costiera di un km dalla battigia (nei versanti tirrenico e adriatico) e più del doppio sulla costa jonica. E se il ritmo delle nuove edificazioni fosse quelle registrato tra il 2000 e il 2010, nei prossimi 30 anni avremmo su scala nazionale almeno altri 40.500 nuovi edifici nella fascia di 1 km dalla battigia.
Ma si possono ancora salvare le aree con alto grado di naturalità se si interrompe subito l’ulteriore consumo di suolo. Il WWF, al di là delle perle di valore naturalistico, paesaggistico e storico-artistico diffuse in maniera puntiforme in tutto il Paese, individua: sulle costa tirrenica 16 segmenti più lunghi di 5 km, liberi dall’urbanizzazione, da preservare integralmente per il loro valore ambientale per un totale di 144 km (15 km tra Viareggio e Pisa, 20 km tra Grosseto e Orbetello, in Toscana; 15 km da Latina a Sabaudia, nel Lazio; 12 km tra Camerota e San Giovanni Piro, in Campania); sulla costa adriatica sono circa 200 i km preservati che vanno pienamente tutelati (i segmenti più lunghi si trovano in Friuli Venezia Giulia, Marano Lagunare; in Veneto, 50 km tra Porto Viro e Goro; e in Puglia, 14 km lungo la costa del Lago di Lesina). Anche nelle isole maggiori il WWF richiama l’attenzione sugli alti indici di saturazione urbanistica delle coste che obbligano alla difesa attiva dei significativi valori ambientali e paesaggistici, che si rinvengono ancora in un quarto delle coste siciliane (poco più di 300 km) rimasto libero e in quel 64% (oltre 1.200 km) di territorio costiero di pregio, per fortuna, rimasto ancora libero in Sardegna (vedi nell’allegato la scheda relativa agli approfondimenti sullo screening delle coste).
Se la maglia nera della densità urbanistica (con indici di urbanizzazione che vanno dal 50 al 60%) è da assegnare al versante tirrenico (con quasi tutta la costa della Liguria, il Lazio centro-meridionale e la Campania centro-nord) e al settore emiliano-romagnolo/marchigiano/abruzzese del versante adriatico, c’è da notare che il sistema dei 100 parchi e riserve e degli oltre 200 siti costieri della Rete Natura 2000 costituisce un argine alla espansione edilizia. Ciò è vero in particolare sul versante tirrenico con i parchi nazionali del Pollino e del Cilento che scardinano la continuità edificatoria nel Sud d’Italia, mentre sul versante adriatico si rileva la mancanza di aree protette di estensione significativa che possano al momento fare da diga. Ciò avviene in una situazione in cui comunque le aree tutelate sono sottoposte ad un crescente assedio, visto che, secondo elaborazioni originali su foto satellitari contenute nel dossier WWF, che hanno raffrontato la situazione dal 1988 ad oggi, i 167 interventi che hanno cambiato la morfologia della nostra fascia costiera sono per il 95% causati dall’espansione edilizia (per il 58.7% strutture turistiche, per il 19% insediamenti residenziali, per l’11% infrastrutture portuali) e vanno ad interferire con 107 siti di interesse comunitario (SIC), tutelati dall’Europa, sui circa 400 siti comunitari marini e costieri.
Nel dossier Italia: l’ultima spiaggia il WWF indica anche quali possano essere gli strumenti istituzionali per salvare le coste e i mari italiani. Si chiede innanzitutto:
- una moratoria della nuova edificazione nella fascia costiera, sino a quando non saranno approvati i piani paesaggistici in tutte le Regioni, e il blocco dei rinnovi automatici di tutte le concessioni balneari, come richiesto dalla Corte di Giustizia europea, sino a quando l’Italia non si doterà di una normativa che preveda l’obbligo di gara:
- uno stretto coordinamento operativo tra i ministeri, le regioni e i comuni, non solo nell’implementare la strategia nazionale marina, integrandola con i piani di gestione dello spazio marittimo, richiesti dall’Europa, ma nel fare del Santuario internazionale Pelagos un’area di effettiva tutela dei cetacei, al di là dei confini dei singoli Stati (Italia, Francia e Principato di Monaco).
lunedì 25 luglio 2016
martedì 5 luglio 2016
BUON COMPLEANNO WWF ITALIA
Oggi si
festeggia l’anniversario: 50 anni in difesa
dell’ambiente
Un compleanno
con tanto di torta quello festeggiato oggi nella sede nazionale del WWF: il 5
luglio del 1966, infatti, nasceva nel nostro paese l’associazione del panda, già
presente nel mondo 4 anni prima.
La Presidente
Donatella Bianchi e il Presidente onorario Fulco Pratesi, padre storico del WWF,
hanno brindato con lo staff e i volontari ricordando l’impegno in questi 50 anni
per salvare il nostro grande bene, la natura, la cui salute è garanzia della
nostra stessa sopravvivenza.
“Il WWF in questi
50 anni ha avuto in Italia un ruolo importantissimo, dall’approvazione della
prima legge per la protezione della fauna selvatica all’impegno nei progetti di
conservazione per diversi habitat italiani vitali come le zone umide, la
creazione di un sistema di aree protette (le Oasi) e il grande lavoro svolto
sulle specie in via di estinzione come lupo, orso bruno, lontra, cervo
sardo – ha ricordato
Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – Fu proprio lo stesso
Pratesi che ispirò all’epoca anche la legge di tutela del mare grazie alla quale
sarebbero nate più tardi tutte le Aree Marine Protette. Quest’anno abbiamo
ottenuto l’approvazione della legge che istituisce il Comitato sul Capitale
naturale che speriamo serva da guida alla politica affinchè tenga in debito
conto l’ambiente come risorsa chiave e fondamentale della nostra economia
all’interno del PIL. Tutti questi risultati sarebbero stati comunque
impossibile senza l’aiuto di volontari, testimonial, enti privati, istituzioni
sensibili. Con loro vogliamo proseguire il nostro cammino perché la realtà ci
ricorda che c’è ancora bisogno del panda”.
“Gli anni ’60
non erano per la natura un periodo felice – ricorda Fulco Pratesi,
Presidente onorario del WWF Italia – Appena quattro Parchi nazionali
malmessi, licenza di uccidere lupi e altri animali simbolo, scompariva il
gipeto, la lince, si poteva sparare alle cernie con bombole subacquee, il
petrolio incatramava le spiagge e gli animali e le coste subivano l’orrendo
sfregio del cemento. Solo l’entusiasmo di poche persone riuscì a superare
l’assalto alla natura e fummo convincenti perché ci impegnammo subito in cose
concrete come le oasi, i progetti per salvare il lupo, il cervo sardo. Tutti
coloro che in questi anni hanno contribuito ai successi del WWF oggi devono
sentirsi orgogliosi: grazie a loro abbiamo reso l’Italia un paese migliore, più
sensibile e impegnato nella conservazione di quanto i 10mila anni della nostra
storia ci avevano lasciato in eredità”.
Un pezzo di
storia del WWF oggi è stato anche ripescato grazie agli archivi dell’Istituto
Luce: un video della conferenza stampa di presentazione della campagna del
1977 “Il mare deve vivere” con il fondatore Pratesi. Lo straordinario
testimonial dell’epoca fu la nave scuola della Marina Militare, Amerigo
Vespucci, lo storico veliero che proprio oggi a Livorno conclude la campagna
educativa del WWF sul mare partita nell’aprile scorso e che ha toccato i
principali porti italiani.
I NUMERI DEL
PANDA ITALIANO
Rispetto
all’impegno del WWF Italia in mezzo secolo di attività in Italia a parlare sono
anche i numeri : oggi sono oltre 300.000 gli iscritti tra soci e
donatori; oltre 100 le oasi protette e gestite in Italia con circa 35.000 ettari
di boschi, foreste, fiumi, coste e paludi altrimenti destinati a scomparire, e
visitate ogni anno da 500.000 persone. Le oasi hanno aiutato a salvare
specie rare di animali e piante, dal cervo sardo alla lontra. L’impegno
contro inquinamento, bracconaggio e altri crimini contro la natura è assicurato
sia dalle 300 Guardie volontarie sparse sul territorio che da un’intensa
attività legale: 55.000 le ore di servizio complessivo svolto dalle
Guardie ogni anno con migliaia di accertamenti di violazioni in oltre 20 anni di
attivita’ e centinaia di mezzi illeciti di caccia recuperati. Sono inoltre più
di 300 gli avvocati volontari che affiancano il WWF nei tribunali e nelle
inchieste. Uno dei ‘pallini’ del WWF è poi da sempre stata l’educazione
ambientale: centinaia di migliaia i bambini e i ragazzi coinvolti nelle attività
in Oasi e Parchi grazie a 50 anni di “campi estivi”. La formazione degli
insegnanti e degli studenti è anche assicurata da 27 centri educazione
ambientale che coinvolgono 3.500 classi all’anno. 5.000 invece le classi
coinvolte direttamente ogni anno con oltre 100 progetti di educazione
ambientale
I
‘festeggiamenti per il 50mo compleanno sono iniziati
nel febbraio scorso con l’incontro tra Papa Francesco e la presidente
internazionale, Yolanda Kakabadse, insieme a Donatella Bianchi, seguito
dall’evento al Senato della Repubblica con Pietro Grasso. Si è proseguito poi
con l’Earth Hour per ricordare gli impegni sul clima previsti nell’Accordo di
Parigi e festeggiato con un testimonial storico, Piero Angela. La Giornata Oasi
è stata dedicata ad uno dei progetti internazionali più importanti, quello in
difesa del Bacino del Congo, per ricordare la natura globale dell’associazione.
Poste Italiane
hanno anche emesso uno speciale del francobollo col panda disegnato da Fulco
Pratesi. In questi mesi è poi stata lanciato “E-state in Oasi” con aperture e
visite gratuite ogni prima domenica del mese fino a ottobre. Le celebrazioni
proseguiranno con altri eventi in programma da settembre e che coinvolgeranno
volontari, istituzioni.
Roma, 5
luglio 2016
Per
informazioni:
Ufficio stampa
WWF Italia _ 06-84497.213/332/266 - 329-8315725 -
329.8315718
Twitter:
@WWFitalia
Tartarughe Emys
Il rispetto delle risorse naturali e dell’ambiente sono sempre stati
obiettivi importanti per la Cooperativa Arcadia nella gestione dei
propri servizi, specialmente per quanto riguarda la spiaggia libera
attrezzata “Acque Basse” di Ceriale: sono state create oasi ecologiche
per la raccolta differenziata, cartellonistica specifica di
sensibilizzazione, frangi flusso ecc. anche nel rispetto della
certificazione ambientale 14001 conseguita dal Comune di Ceriale.
Proprio in quest’ottica di tutela e salvaguardia ambientale, il
giorno 6 luglio, a partire dalle ore 16.00, verrà organizzato il primo
di un serie di incontri conoscitivi della testuggine palustre ingauna,
familiarmente chiamata Emys.
Il progetto di conservazione della testuggine d’acqua dolce ingauna è
nato dall’impegno congiunto di numerose istituzioni: l’Università di
Genova, la Provincia di Savona, il Coordinamento Provinciale del Corpo
Forestale, l’Università di Genova, la Comunità Montana Ingauna, la
Fondazione Acquario di Genova,Natura Genova, WWF Liguria e con la
collaborazione dei Comuni di Albenga, Garlenda e Villanova d’Albenga.
Il progetto ha l’obiettivo di tutelare questa rarissima e minacciata
specie cercando di salvarla dall’estinzione attraverso le seguenti
azioni: interventi di conservazione degli habitat naturali nei quali la
specie é presente, recupero di esemplari in cattività, in habitat a
grave rischio di sparizione, realizzazione e gestione del Centro di
allevamento a Leca d’Albenga con annesso punto visite, allevamento in
condizioni seminaturali e rilascio di giovani esemplari, monitoraggio
dei nuclei ancora presenti in natura, cooperazione con le
amministrazioni locali al fine di tutelare gli ultimi habitat,
sensibilizzazione della popolazione dell’Albenganese e attuazione di
interventi didattici per le scuole.
Il programma dell’evento prevede che sulla spiaggia di Acque Basse
dei volontari dell’associazione porteranno degli esemplari di testuggine
in appositi contenitori, presentandone le peculiarità e le
caratteristiche ai clienti e visitatori della spiaggia, che potranno
eccezionalmente osservarli da vicino.
L’obiettivo di questa iniziativa è di raccogliere fondi per
l’associazione che si occupa della gestione del Centro Emys di Albenga,
oltre che di presentare una delle innumerevoli e straordinarie
attrattive del nostro territorio.
(Fonte: IVG)
venerdì 3 giugno 2016
Cinghiali, Regione e Comuni
Cinghiali: "Regione in stato confusionale"
"Se davvero l'assessore regionale alla caccia ha scritto ai comuni per proporre ordinanze di divieto di foraggiamento dei cinghiali, allora le istituzioni preposte sono in puro stato confusionale e/o non si aggiornano con la Gazzetta Ufficiale".
Foraggiare i cinghiali - ricordano i rappresentanti delle associazioni WWF e Italia Nostra presso la commissione faunistica-venatoria consultiva presso la Regione Liguria , da più di un anno è già reato su tutto il territorio nazionale, per effetto dell'art. 7 della legge 221 del 2015 (c.d. "collegato ambientale" alla finanziaria), dopo gli appelli di numerose associazioni di tutela ambientale, che mirano ad evitare sia pratiche demenziali in aree urbane, sia il comportamento nei boschi di alcune squadre di cinghialisti che mirano a mantenere i cinghiali stessi nelle proprie zone di attività venatoria.
I trasgressori sono soggetti alla pena dell'arresto da 2 a 6 mesi o alternativamente all'ammenda penale da 516 a 2065 euro.
Gli autori dei foraggiamenti devono pertanto essere denunciati penalmente senza necessità di alcun provvedimento comunale;
anzi, le violazioni delle ordinanze comunali sono soltanto sanzionate in via amministrativa con una sanzione di 50 euro che si paga all'ufficio postale.
L'assessore Mai pensa di poter depenalizzare i reati ?
Quanto alla scarsità di personale di polizia provinciale, chi è causa del suo mal pianga se stesso; la Regione è stata sollecitata sin dallo scorso settembre dalle organizzazioni sindacali a concordare con le province una messa in sicurezza dei servizi di vigilanza venatoria; i dispetti e le incomprensioni politiche tra gli enti dei vari livelli hanno prodotto 4 deboli convenzioni che assicurano il lavoro di soli 24 agenti provinciali complessivamente in tutta la Liguria.
Pensare di rimediare ora coi vigili urbani, che fanno un altro mestiere, è una vera barzelletta.
WWF Italia
Italia nostra
Sezione Liguria
mercoledì 25 maggio 2016
Consegnate al Ministro le firme di #soslupo
Una delegazione del WWF Italia guidata dal presidente onorario del Fulco Pratesi ha consegnato ieri sera 187.925 firme al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti (raccolte sul sito del WWF Italia e su petizioni collegate all’#soslupo, lanciate su Change.org da altre Associazioni come Lipu, Greenpeace, LAV e Verdi) in difesa del lupo.
Nell’incontro il WWF ha ribadito al ministro il proprio No e quello dei quasi duecentomila cittadini che hanno sottoscritto la petizione alla possibilità di prevedere, nel Piano per la gestione del lupo, ipotesi di abbattimenti: per l’associazione, infatti, prevedere deroghe sul lupo rappresenta un ritorno al passato e viola un principio di tutela frutto di una straordinaria azione di conservazione. La delegazione ha inoltre evidenziato come, per stessa ammissione del piano, la deroga risulti ininfluente (le percentuali di abbattimento previste sono inferiori al tasso di riproduzione dei branchi) e rispondano solo a un’esigenza sociale, alimentata da una forte disinformazione, alla quale si può rispondere con la velocizzazione degli indennizzi e soprattutto con la diffusione delle misure di prevenzione e protezione. Secondo il WWF, infatti, gli abbattimenti non solo sono inutili per la conservazione e gestione del lupo ma rischiano di sortire l’effetto contrario aumentando il bracconaggio e la predazione del lupo su animali domestici.
Nel confronto di ieri l’associazione ha sollecitato il ministro a rafforzare gli elementi previsti dal piano e a cancellare l’inutile e pericolosa possibilità di abbattere i lupi. Il WWF ha poi evidenziato all’attenzione del ministro alcuni passaggi che, al di là delle intenzioni dichiarate, potrebbero essere male interpretati e mal gestiti dalla Regioni portando a scavalcare le misure di preventive: il WWF ha quindi chiesto che l’esclusione di applicabilità delle deroghe riguardi esplicitamente e in maniera inequivocabile non solo i parchi nazionali ma anche quelli regionali e tutto il sistema di aree protette.
Il ministro Galletti, nella convinzione che le misure preventive previste dal piano siano sufficienti e che si possa arrivare ad eventuali abbattimenti solo in casi estremi, ha purtroppo ribadito la scelta delle deroghe ma si è reso disponibile a intervenire per rendere più chiari alcuni passaggi del provvedimento che si riteneva potessero essere fraintesi in sede di applicazione.
L’Italia con fatica ha conquistato il rispetto e l’amore per un animale fondamentale per gli equilibri degli ecosistemi e che per anni ha rischiato di precipitare nel baratro dell’estinzione: sarebbe imperdonabile a causa della disinformazione e di campagne strumentalizzate cancellare tutto il percorso fatto fino ad oggi.
“Noi del WWF vogliamo che l’Italia rimanga un paese per lupi. Che il lupo sia cattivo è favola alla quale non credono più nemmeno i bambini. Insieme dobbiamo costruirgli un futuro diverso nel quale poter trasmettere l’emozione di vederlo correre nei prati anche alle generazioni che verranno come si può vedere in questo video che vale più di mille parole (link del video)”. Ha dichiarato il presidente onorario del WWF Fulco Pratesi incontrando il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.
In questi anni il lupo è stato doppiamente vittima: della disinformazione e di uno spietato bracconaggio. Ogni anno muoiono non meno di 300 lupi, molti a causa del veleno, di trappole e fucili. Il WWF continuerà con il suo impegno per difendere del lupo in Italia, vittima da un lato dei bracconieri e dall’altro della disinformazione, fornendo ad alcuni Parchi Nazionali attrezzature digitali (collari satellitari e fototrappole) utili per la prevenzione degli atti illegali e per il monitoraggio della presenza della specie nelle nostre aree naturali protette. Inoltre il WWF Italia continua la sua campagna anti-bracconaggio collegata all’SMS solidale 45599 dal titolo “Fermiamo Insieme il Massacro di Natura” alla quale è possibile contribuire fino al 30 maggio.
Comunicato Stampa WWF Italia. Roma, 25 maggio 2016
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