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mercoledì 20 maggio 2020

Festa delle oasi WWF il 24 Maggio. Evento in diretta Facebook a Villanova di Albenga per visitare virtualmente l’Oasi del WWF Savona.





A causa delle restrizioni anti-diffusione del COVID-19 quest'anno potremo festeggiare la giornata delle Oasi WWF in diretta tramite Facebook. La primavera è la stagione migliore per godere della bellezza della natura, perciò il 24 Maggio saremo comunque con voi, anche se virtualmente, grazie ad una diretta web dalla nuova Oasi I Valloni, acquistata dal WWF Savona nel 2017. Si tratta di una vecchia cava di argilla abbandonata che si è trasformata grazie alla lenta ma inesorabile azione della natura in un gioiello paesaggistico e naturalistico senza eguali nella nostra Regione. Nonostante la sua estensione non superi i 7 ettari raccoglie in sé molto di quanto il territorio ingauno possa offrire agli amanti della natura, zone umide e prati allagati contrastati in poco spazio da prati aridi ricchi di orchidee "calanchi nudi" di argille plioceniche ricche di fossili marini. Un territorio che merita di essere vissuto e speriamo di poterlo fare assieme e di persona quando l'emergenza sarà terminata. 

Vi aspettiamo Domenica 24 Maggio dalle ore 10 virtualmente  ai “Valloni uno scrigno di biodiversità” . La diretta sarà trasmessa dalla pagina Facebook di Emys Liguria

Links:



Chi intende iscriversi al WWF può compilare il seguente modulo . Per info scriveteci a savona@wwf.it







GIORNATA EUROPEA DEI PARCHI: L'APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

COMUNICATO STAMPA

L’APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE A REGIONE E ENTI LOCALI PER LA GIORNATA EUROPEA DEI PARCHI: LE AREE PROTETTE POSSONO ESSERE MOTORE DI SVILUPPO SOSTENIBILE, LAVORIAMO INSIEME PER UNA STRATEGIA PARTECIPATA.


Genova, 19 maggio 2020. Arriva in occasione della Giornata Europea dei Parchi - che sarà il 24 maggio - l’appello di Federparchi Liguria, Legambiente Liguria, CAI Liguria e WWF Liguria per chiedere a Regione Liguria ed Enti locali maggiore attenzione e una rinnovata strategia per le Aree protette che, soprattutto ora, possono giocare un ruolo strategico per uno sviluppo sostenibile della LiguriaDi seguito l’appello.

Sono ogni giorno più evidenti le conseguenze sociali ed economiche provocate dalla crisi pandemica globale; in questa “fase 2” da poco avviata i Parchi naturali della Liguria si impegnano ad un ruolo strategico: palestre di benessere e di esercizio fisico e mentale, luoghi dove  ripristinare, con la vita all'aperto nel rispetto delle regole del distanziamento, un corretto rapporto con l’ambiente oltre che strumento fondamentale per gestire una ripartenza legata ad un nuovo modello di sviluppo più rispettoso della biodiversità sul nostro pianeta. Il 22 maggio si svolgerà, come ogni anno, la Giornata mondiale della Biodiversità, ed il 24 maggio sarà la Giornata Europea dei Parchi, ma quale è il loro stato di salute in Liguria?

Nell’ultimo decennio amministrativo regionale, caratterizzato da giunte di diverso colore politico, i Parchi della Liguria hanno subito molte aggressioni: a fronte di una vivace capacità progettuale esercitata sul territorio per la tutela della biodiversità e per lo sviluppo sostenibile, è stato frequente il tentativo di sminuirne ruolo e peso, a partire dall’iniziativa, poi rientrata, dell’accorpamento in un unico Ente, per proseguire con disegni di legge che ne prevedevano la soppressione, come nel caso del Parco Montemarcello Magra Vara (salvato poi dalla mobilitazione in sua difesa e dal no all’abolizione anche all’interno della stessa maggioranza che governa la Regione Liguria) fino alla L.R. 19/2019 che ha cancellato l’istituzione del previsto Parco del Finalese, ed il discutibile “Masterplan” proposto per l’isola di Palmaria.

Ora il momento è propizio per andare avanti e mettere in campo, in primis da parte della Regione Liguria, che ne ha le capacità tecniche, una rinnovata strategia di sistema per le nostre aree protette.
La crisi “Covid 19” ha dimostrato che il futuro dovrà essere incentrato sui temi della sostenibilità ambientale e della salute, che si sono intrecciati in maniera evidente con il tema della pandemia; serve quindi la capacità di non limitare gli obbiettivi alla sola tutela e gestione del territorio da un punto di vista naturale ma di estenderli all'azione necessaria a promuovere sinergie con l’agricoltura, il turismo, la ricerca e la cultura, con le Istituzioni, gli Enti locali, le Associazioni: sinergie che dovranno ampliare se non creare ex novo azioni concrete di sviluppo per il settore agricolo e zootecnico e per il turismo, con la valorizzazione di nuove professioni legate all’uso corretto dell’ambiente.

Occorre lavorare ad un’idea nuova di turismo, qualitativo e sostenibile, che favorisca la conoscenza delle bellezze liguri senza sovraccaricare il territorio, operi in stretta connessione con le filiere produttive ed acquisti la capacità di offrirsi in modo convincente ai potenziali fruitori.

Va quindi ripensata la mobilità, che dovrà essere “slow” e rispettosa dei luoghi: a piedi, in bicicletta, a cavallo, in natura e negli itinerari storici e culturali dei nostri borghi, con la consapevolezza che il distanziamento imposto dalle misure restrittive non sarà di breve durata.

Per questo chiediamo che da parte delle Istituzioni, nazionali, regionali e locali, venga data centralità, da subito, ai progetti che i Parchi hanno elaborato, nella prospettiva di un post emergenza: dalle iniziative di pulizia, manutenzione e segnaletica dei sentieri, all’investimento di  adeguate risorse sul turismo sostenibile, sulla bioeconomia (agricoltura, selvicoltura e zootecnia, pesca), rafforzando con i necessari presidi finanziari le filiere produttive di qualità ed a basso impatto di CO2 già esistenti e che possono essere più facilmente riattivate.
Occorre infine istituire un Piano per l'educazione ambientale, destinata a diventare supporto fondamentale alla didattica formale, in luoghi e spazi sicuri: la rete dei centri di educazione ambientale (CEA) liguri da decenni impegnata su questi temi, è pronta a fare la sua parte.

I Parchi sono laboratori di sperimentazione del futuro, ed il loro contributo è fatto di proposte ambiziose ma concrete e fattibili, che hanno bisogno tanto di risorse economiche mirate a supporto, quanto ed ancor più di politiche lungimiranti che sappiano raccogliere la sfida del tempo e trasformarla in opportunità per territori diversi tra loro, la costa spesso congestionata e le aree interne prostrate da uno storico disagio, ma tutti comunque uniti dall’orgoglio di sentirsi protagonisti dello sviluppo e delle strategie del loro Parco e della loro Regione.


Il documento è firmato da Federparchi Liguria, Legambiente Liguria, CAI Liguria, WWF Liguria.

giovedì 7 maggio 2020

DISINFEZIONE SPIAGGE, WWF: EVITARE SCEMPI AMBIENTALI INUTILI

Non ci sono conferme scientifiche dell’efficacia delle disinfezioni con ipoclorito di sodio, mentre ne sono ben noti i danni ambientali.

Attenzione anche per tutelare le diverse specie che frequentano le nostre spiagge

 
 

Con la Fase 2 e la possibilità di svolgere attività motorie e sportive sulle nostre spiagge si pone il problema della sicurezza delle superfici. Ma alcuni rimedi potrebbero aggiungere altri problemi ambientali e per la salute a quelli che stiamo faticosamente affrontando a causa della pandemia.

L’uso dell’ipoclorito di sodio per la disinfezione delle spiagge (così come dei parchi, dei giardini, ville, prati fino al manto stradale in città) è una pratica da evitare in quanto la sua utilità ed efficacia non sono accertate mentre sono ben evidenti i gravi impatti ambientali e sulla salute che questa sostanza può determinare.

La misura, inoltre, potrebbe essere inutile perché, ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche che attestino che le superfici calpestabili come spiagge, parchi, ville e giardini - ma anche la pavimentazione stradale - siano coinvolte nella trasmissione del virus SARS-CoV-2. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la trasmissione avviene infatti attraverso contatti ravvicinati tra persona e persona, per via respiratoria diretta oppure per via indiretta, portando le mani, che hanno toccato superfici contaminate, alla bocca, al naso o agli occhi.
Si tratta di una misura inefficace perché la capacità dell’ipoclorito di sodio di distruggere il virus su superfici complesse (come sabbia, prato o asfalto) non è accertata né è estrapolabile in alcun modo dalle prove di laboratorio condotte su superfici pulite. Inoltre, se in situazioni sperimentali è stata dimostrata una lunga sopravvivenza dei coronavirus, in condizioni “esterne” la sopravvivenza di virus potrebbe essere molto più limitata. È bene ricordare che uno degli agenti sterilizzanti più utilizzati ed efficaci, anche nelle strutture ospedaliere, è l’esposizione ai raggi UV che in giornate di sole agiscono pienamente.

La misura, invece, è certamente dannosa perché l’uso dell’ipoclorito di sodio per la disinfezione delle spiagge (ma anche di prati e della pavimentazione urbana) può associarsi ad un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente esposizione dei cittadini che frequentano quelle aree e, in particolare, dei soggetti affetti da patologie allergico-respiratorie. L’ipoclorito di sodio peraltro, in presenza di materiali organici può dare origine a formazione di sottoprodotti volatili pericolosi quali clorammine e trialometani, molti dei quali noti per essere possibili cancerogeni per l’uomo. Non è, inoltre, possibile escludere la formazione di sottoprodotti pericolosi non volatili che possono contaminare le falde idriche.

Infine la spiaggia è un ambiente naturale, l’utilizzo di ipoclorito di sodio o di altri disinfettanti può alterare profondamente il suo delicato ecosistema e arrecare gravi danni alla biodiversità, sia per effetti acuti sia a lungo termine.
Sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili e consultate dal WWF, sanificare le spiagge così come gli ambienti outdoor non ha alcuna dimostrata efficacia quale misura di prevenzione contro la diffusione del SARS-CoV-2, in un quadro epidemiologico come quello attuale e d'altronde nessuna disposizione in tal senso è stata emanata dall'OMS, dalle autorità nazionali o regionali. Le implicazioni ambientali e di salute pubblica sono invece accertate e molto serie.

Il WWF, pur comprendendo l’apprensione derivante da un momento di grande preoccupazione come quello che tutti noi stiamo vivendo, invita tutti i sindaci e i presidenti di Regione, ad attenersi alle disposizioni del Governo e delle autorità sanitarie nazionali evitando la disinfezione su larga scala degli ambienti naturali. Sono invece più incisive le misure comportamentali, unite ad una sanificazione mirata e attenta delle attrezzature di cui la popolazione usufruisce in questi luoghi (sdraio, lettini e giochi per bambini).

Proprio per quanto riguarda le spiagge il WWF ribadisce l’appello ad uno smaltimento responsabile dei dispositivi di protezione individuale ossia guanti e mascherine che non devono essere abbandonati in natura. Inoltre, in questi giorni di rinnovata presenza umana sulle spiagge, il WWF ricorda anche alcune buone norme per non arrecare disturbo alla fauna che in queste settimane ha ripreso possesso degli habitat costieri, in particolare dato il delicato periodo di nidificazione di molte specie di uccelli, tra cui il fratino (Charadrius alexandrinus): un piccolo trampoliere che si riproduce sulle spiagge di tutta Italia da fine marzo a tutto luglio, in forte calo numerico e per questo tutelato da diverse normative europee e nazionali.
Se si dovessero rinvenire uova di fratino sulla spiaggia, non bisogna assolutamente toccarle, ma allontanarsi subito in modo che la coppia di genitori possa tornare sul nido il prima possibile.
È infine importante tenere sempre i cani al guinzaglio, eccetto nelle aree di sgambata a loro dedicate, non calpestare le dune e non raccogliere piante e fiori, ma godere della loro rinnovata bellezza magari scattando una bella fotografia.

Roma, 7 maggio 2020

venerdì 17 gennaio 2020

SMOG, WWF: L’INQUINAMENTO VA LIMITATO IN TUTTI I SETTORI

Con i limiti alla circolazione dei veicoli diesel imposto dal Comune di Roma, così come da altri comuni soprattutto del Nord, a seguito dei livelli allarmanti di inquinamento è ricominciata la polemica sui blocchi del traffico che sono stati disposti. Si è poi aperto un dibattito sul fatto che inquinano molto più il riscaldamento che non i diesel e dunque i blocchi del traffico sarebbero inutili.

Che i veicoli diesel inquinino, anche gli euro 6, lo hanno dimostrato i test effettuati a livello europeo da Transport&Environment. Per di più gli stessi test hanno dimostrato che i livelli di emissioni delle polveri ultrafini, più dannose per la salute anche se attualmente non regolamentate, sono aumentati in modo esponenziale nei nuovi veicoli. È ovvio che occorre dettare regole anche per i riscaldamenti, altra importantissima fonte di inquinamento, ma una scelta non esclude l’altra.

Che i blocchi del traffico non siano una soluzione è vero perché rientrare nei parametri di legge per un breve periodo non è certo una soluzione, ma non per questo non devono essere fatti. Hanno il merito di indicare ai cittadini che abbiamo raggiunto e superato i livelli di guardia ricordando quanto stretto sia il legame tra  le patologie e l’inquinamento specie nel nostro Paese che in questo settore è spesso in testa alle classifiche UE.

In molti Paesi si stanno proponendo misure per la messa al bando della vendita dei veicoli diesel ed anche in Italia occorrerebbe prevedere scadenze precise rivedendo il modello dei trasporti nella sua interezza, favorendo e diversificando l’offerta di trasporto pubblico pulito e dando un impulso straordinario alle infrastrutture per l’elettrificazione del trasporto. Il blocco del traffico da parte dei Sindaci in caso di superamento dei limiti delle polveri sottili è comunque un atto dovuto. I parametri sono fissati per legge ed applicano una precisa direttiva comunitaria finalizzata alla tutela della salute dei cittadini.

Ha fatto bene Gianfranco Amendola (noto magistrato e caposcuola del diritto ambientale) ad evidenziare come lo smog nella capitale sia in stretta relazione con il traffico veicolare e come sia urgente una soluzione strutturale che attraverso il potenziamento dei trasporti pubblici porti alla costruzione di una città a misura delle persone e non di autoveicolo: una direzione sulla quale bisogna investire subito e con determinazione per migliorare la qualità della vita e la salute dei cittadini.

Insieme al tema degli investimenti strutturali che non sono rimandabili ci sono 3 questioni spinose che vanno affrontate: il numero abnorme dei veicoli circolanti in Italia, soprattutto all’interno delle città; l’effetto “monito” dei blocchi del traffico e la necessità ed efficacia dei controlli; il rapporto che esiste tra emissioni e velocità dei veicoli.

In Italia si stimano circa oltre 62 auto ogni 100 abitanti, contro le circa 56 della Germania, le 50 della Spagna, le 48 della Francia e del Regno Unito. Sono troppe e le nostre città (non solo quelle storiche) non sono state né pensate, né costruite per un traffico veicolare di questa portata. Così come non è pensabile aggiungere acqua ad una vasca da bagno straboccante, non è pensabile poter aggiungere altre auto alle nostre città. Non è solo una questione di inquinamento ma di spazio, di vivibilità.

Il blocco del traffico, motivato dalle polveri sottili, diminuendo i veicoli produce sprazzi di “normalità” nella circolazione e richiama tutti alle proprie responsabilità rispetto alle modalità con cui scegliamo di muoverci.

L’inquinamento da traffico delle aree metropolitane (specie quelle del Nord) non è determinato solo dal traffico veicolare metropolitano, ma anche da quello di attraversamento che interessa tangenziali, raccordi ed autostrade in prossimità dei grandi centri urbani. Questo incide direttamente sulla qualità dell’aria. In Olanda, per diminuire le emissioni la velocità sulle autostrade il limite di velocità è stato ridotto a 100km/h durante il giorno. Da noi è un tema che, semplicemente, non si affronta.

In conclusione, non sarà mai un solo intervento a migliorare la situazione, ma una strategia in cui l’effetto sarà ottenuto dalla sommatoria di più misure. Una strategia che ormai è indifferibili visto i livelli di inquinamento a cui sono sottoposte le nostre città.


Roma, 17 gennaio 2020

sabato 21 dicembre 2019

Newsletter WWF Liguria

L’oasi WWF Savona dei Valloni in Comune di Villanova di Albenga


Le attività nell'Oasi “valloni” del WWF Savona hanno riguardato l'approfondimento di conoscenze naturalistiche in un'ottica gestionale grazie allo svolgimento di una tesi di laurea in collaborazione con l'Università degli Studi di Genova. Allo stesso tempo, ci siamo occupati di interventi di conservazione attiva grazie al rafforzamento della popolazione di testuggine palustre europea con il rilascio di 15 individui nati nell'ambito del Progetto Emys della Provincia di Savona. Inoltre, sono stati svolti eventi di promozione con l'apertura straordinaria durante la giornata delle Oasi WWF e durante il "II Congresso Nazionale Tartarughe e Testuggini" tenutosi ad Albenga nel mese di Aprile.

  

Piano cave in Liguria


Rilevate numerose e puntali osservazioni su tutti i poli estrattivi liguri nelle more della Valutazione Ambientale strategica e relativa adozione del piano territoriale regionale delle attività di cava. Il WWF ha rilevato che i previsti ampliamenti e/o nuovi interventi di attività sarebbero in grado di incidere negativamente, per effetto indiretto e cumulativo, sulla biodiversità e sul  paesaggio . In particolare sono state rilevate criticità sugli ampliamenti previsti  per 5 cave in Provincia di Imperia, 13 cave in Provincia di Savona, 10 cave nella città Metropolitana di Genova, 15 cave nella Provincia di La Spezia. Il WWF Ligure ritiene che gli impatti prodotti dalle previsioni di ampliamento o di ripresa di attività sospese da tempo non siano mitigabili rispetto agli elementi paesistico-ambientali ivi presenti .

WWF Savona -Ricorso straordinario 
 

Il WWF Savona ha presentato insieme ad altre associazioni ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso le linee guida regionali sulle Disposizioni per la rigenerazione urbana e il recupero del territorio agricolo. Il WWF Savona ha rilevato  che quelle relative all’ambito boscato non sono coerenti  con quanto stabilito dalla Strategia forestale dell’Unione Europea che definisce la “dimensione multifunzionale” del patrimonio boschivo. Le norme approvate non pongono nessuno limite, divieto o preventivo obbligo di valutazione per le aree sottoposte a vincoli paesaggistico ambientali, le aree facenti parte della Rete Natura 2000, il sistema dei parchi e delle aree protette.

Aree protette sotto scacco


Nel mese di Maggio il WWF Liguria insieme ad altre associazioni ambientaliste ha richiesto al Governo una parziale impugnazione della Legge regionale della Liguria 19 aprile 2019 n. 3. 
Il WWF Liguria ha segnalato che alcune disposizioni contenute nella Legge Regionale in epigrafe apparivano costituzionalmente illegittime. Il governo ha impugnato la legge criticando soprattutto il taglio di 540 ettari di verde nei parchi di Antola, del Beigua, delle  Alpi Liguri, nella Val d’Aveto e la soppressione delle 42 aree protette provinciali savonesi.

I nostri successi del 2019


Nel corso dell’anno l’attività del WWF in Liguria ha rilevato criticità ai vari provvedimenti di carattere faunistico-venatorio e presentato varie osservazioni a Piani Urbanistici Comunali tra cui ai comuni di Pompeiana e di Ospedaletti, in provincia di Imperia, di Casanova Lerrone e di Albenga in Provincia di Savona. Inoltre, l'organizzazione locale ha presentato osservazioni in relazione alla procedura di approvazione del Masterplan (documento di indirizzo strategico che sviluppa un'ipotesi complessiva sulla programmazione di un territorio) per la valorizzazione dell’Isola di Palmaria (SP).

WWF Liguria
costruiamo un mondo in cui l'uomo possa vivere in armonia con la natura

giovedì 14 novembre 2019

FIUMI: IN 50 ANNI FASCE FLUVIALI CONSUMATE DAL CEMENTO, AREA PARI A 300 MILA CAMPI DI CALCIO

UN REPORT DEL WWF FOTOGRAFA IL DEGRADO E MOSTRA SOLUZIONI GIÀ ADOTTATE IN AREE URBANE CHE PARTONO DALLA NATURA

 
 
 La
IL 21 NOVEMBRE CONVEGNO WWF PER COSTRUIRE STRATEGIA
Un Futuro per i nostri fiumi
La prossima settimana il WWF illustrerà in un Convegno* che si terrà a Roma l’ultimo dossier Un futuro per i nostri fiumi: il documento sarà la base di riflessione per costruire una strategia che possa mettere in  sicurezza i corsi d’acqua italiani, messi a dura prova dagli effetti dei cambiamenti climatici estremi soprattutto nelle città,  partendo dalla ‘natura’. Oggi le città affrontano una sfida difficile, ovvero, come rispondere efficacemente ai cambiamenti climatici, riducendo gli impatti del rischio idrogeologico,  attraverso  una buona gestione degli ecosistemi acquatici. Oltre la metà della popolazione globale  vive attualmente nelle città (in Italia è più di un terzo), una percentuale che potrebbe arrivare ai due terzi entro il 2050.  Per il WWF investire risorse nell’adattamento climatico non è “solo azione ambientale”, ma coincide con la promozione della qualità di vita dei cittadini e della sostenibilità dello sviluppo.
L’incontro promosso dal WWF coinvolgerà tutti gli attori potenziali di questa strategia presentando anche alcune ‘buone pratiche’ realizzate all’estero: l’obiettivo è quello di fornire proposte concrete al nostro governo per un adeguato e responsabile adattamento ai cambiamenti climatici.

Nel convegno verrà lanciata ufficialmente la campagna WWF #LiberiAmoifiumi che prevede eventi, iniziative, attività di citizen science per liberare i corsi d’acqua da inquinamento, sbarramenti e altri ostacoli che snaturano l’habitat dei fiumi italiani.
Purtroppo il cemento e gli sbarramenti lungo in fiumi, adottati finora come ‘finta soluzione di sicurezza’ al pericolo alluvioni,  sono dei veri e propri moltiplicatori del rischio:  negli ultimi 50 anni negli ambiti fluviali, attraverso le varie forme di urbanizzazione, si è consumato suolo per circa 2.000 km2, qualcosa come circa 310.000 campi da calcio. Il dossier cita alcuni casi come Aulla e Vara e Genova in Liguria. 
Eppure in questo arco di tempo non sono servite da lezione nessuna delle tante tragedie che hanno segnato la storia del territorio italiano. Un caso emblematico, citato nel dossier,  è proprio quello di Longarone, la città tristemente nota per la tragedia del Vajont che nel 1963 fece quasi 2000 vittime. L’area urbanizzata di Longarone prima di essere spazzata via, si sviluppava su 59 ettari, ma con la successiva ricostruzione questa superficie si è praticamente quadruplicata. I tre quarti dell’urbanizzato, soprattutto le grandi zone commerciali e industriali, sono state collocate vicino all’alveo fluviale, spesso in aree individuate dall’autorità di bacino come ad “elevata” o “media pericolosità”.
Ma il trend di consumo di suolo lungo le sponde fluviali ha riguardato tutta l’Italia, con un picco significativo proprio nell’ultimo decennio, proprio quando gli ammonimenti del rischio idrogeologico, amplificato dai cambiamenti climatici, avrebbero dovuto spingerci a riconsiderare le politiche di gestione del territorio.
I numeri sullo stato di salute dei fiumi, tra gli ecosistemi di acqua dolce i più minacciati sul pianeta, amplificano la drammaticità della situazione: il 60% delle acque europee non versa in buono “stato di salute” e in Italia non si sta meglio visto che solo il 43% dei fiumi è in un “buono stato ecologico”, come richiesto nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre i laghi sono solo al 20%. Fiumi gran parte “canalizzati”, sbarrati da dighe e altri ostacoli che ne hanno interrotto la continuità, sbancati dei loro boschi ripariali, dragati nei loro alvei. Il prelievo d’acqua per le irrigazioni è avvenuto in modo insostenibile, eccessivo e con scarichi inquinati; molti centri abitati non hanno ancora sistemi di depurazione e fognari adeguati e, per tutto ciò, la commissione Europea ha avviato diverse procedure d’infrazione.
I fiumi sono una cartina tornasole della piaga del nostro territorio, il consumo di suolo: la mancanza di un’efficace pianificazione strategica ha consentito ai quasi 8000 comuni italiani di svilupparsi spesso in modo autonomo, rispetto al contesto territoriale a cui appartengono, e in modo scoordinato tra loro, esponendo i propri cittadini a una serie di rischi assolutamente non trascurabili.
Solo in Liguria quasi un quarto del suolo (23,8%) costruito entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, è stato occupato tra il 2012 e il 2015[1]. Si è costruito non solo a ridosso, ma dentro gli alvei. Secondo l’ISPRA solo nei tre anni prima del 2016 le regioni hanno continuato drammaticamente a consumare il suolo nelle aree di espansione dei fiumi, portando cemento e infrastrutture dentro la fascia dei 150 metri: il Trentino Alto Adige ha incrementato del 12% il consumo nelle fasce fluviali, il Piemonte del’9%, l’Emilia Romagna con dell’8,2%, la Lombardia dell’8% o la Toscana del 7,2%  (ISPRA, 2016). Considerando l’assetto demografico dei territori che ricadono in fasce soggette alla pericolosità delle alluvioni (categoria media ed elevata ), possiamo dire che vi sono oltre 7,7 milioni di italiani a rischio alluvioni.
RIPARTIRE DALLA NATURA COME SOLUZIONE. Per cercare di contenere ed invertire questo trend sarà necessaria un’articolata, lunga e complessa azione che tenga conto della gigantesca dimensione sociale coinvolta; un’azione difficile ma indispensabile in quanto altrimenti, secondo la stima corrente, si potrebbe raddoppiare in soli 10 anni l’odierna densità dell’urbanizzato “disperso”, con effetti ancora più irreversibili.
Qualcosa si sta muovendo: il  dossier WWF offre molte soluzioni basate sulla natura (“nature based solution”) per recuperare le funzioni ecologiche del territorio partendo da alcuni casi di città europee che potrebbero essere riproposte nelle nostre città. Si tratta di casi di sistemi di drenaggio urbano sostenibile” (Ruscello di Gohard, Nantes, Fiume Sprea, Berlino), “riqualificazione fluviale in città” (Fiume Marden, Calne, Fiume Isar, Monaco, Fiume Ravensbourne, LondraRio Mareta, Vipiteno, Fiume Great Ouse, Milton Keynes, Fiume Vidå, Tønder,  torrente Lura in provincia di Como, Fiume Mayesbrook , Fiume Gallego, Zuera, il progetto europeo horizon2020: “clever cities”.
La rinaturazione è indispensabile per favorire il sempre più urgente adattamento ai cambiamenti climatici, ma è anche conveniente: da alcuni studi, ad esempio, sull'industria della rinaturazione (restoration ecology) si evidenzia che gli effetti occupazionali totali vanno da 10,4 a 39,7 posti di lavoro per 1 milione di dollari investiti, mentre con l'industria petrolifera e del gas ne supporta circa 5,3 posti per 1 milione di dollari investiti. [3]

*per partecipare è necessario iscriversi a conservazione@wwf.it
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SCHEDA: LE PROPOSTE DEL WWF

Il WWF ritiene che i distretti idrografici e le città metropolitane possano essere tra i principali soggetti per favorire un positivo, diffuso ed efficace adattamento ai cambiamenti climatici.

Il WWF sostiene fermamente la necessità di applicare in modo corretto le Direttive europee su “Acque” e “Alluvioni” e per questo ribadisce la necessità di rimettere al centro della pianificazione e del coordimamento di tutti i soggetti sul territorio, le Autorità di bacino distrettuale.
Ritiene inoltre cruciale:
1. Adeguare, integrare e rendere operativo il “piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, identificando con chiarezza gli attori istituzionali per la sua attuazione, fornendo una definizione più cogente delle azioni necessarie e fonti di finanziamento.
2. Rilanciare la centralità delle autorita di distretto.  Alle Autorità di distretto, adeguatamente rafforzate sul piano istituzionale e organizzativo, come previsto dalle Direttive europee “Acque” e “Alluvioni” a garanzia dell’indispensabile coordinamento delle conoscenze, degli interventi in materia di mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti climatici, deve essere affidato il compito, in stretta collaborazione con le regioni, di:
a. avviare una diffusa azione di rinaturazione fluviale realizzando “interventi integrati per ridurre il rischio idrogeologico e per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo in via prioritaria gli interventi tutela e recupero degli ecosistemi e della biodiversità” (L. 133/2014);
b. promuovere la realizzazione di “infrastrutture verdi” (risoluzione della Commissione europea 2013/249);
c. garantire la manutenzione del territorio per tutelare la funzionalità dell'ecosistema e mantenere un adeguato equilibrio territoriale ambientale;
d. garantire un approccio interdisciplinare alla definizione delle azioni sugli ecosistemi fluviali e, soprattutto, il coinvolgimento delle adeguate competenze nella progettazione e realizzazione degli interventi di difesa del suolo, di miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e di manutenzione del territorio.
3. Promuovere il ruolo delle “città metropolitane” come laboratori dell’adattamento ai cambiamenti climatici su area vasta, favorendo risorse per progetti e azioni innovative volte principalmente a:
a. delocalizzare insediamenti dalle aree a rischio,
b. promuovere azioni diffuse di drenaggio urbano sostenibile,
c. realizzare progetti integrati per la mitigazione del rischio e per la riqualificazione ambientale,
d. adeguare i sistemi di distribuzione e depurazione delle acque.
4. Garantire le necessarie risorse economiche per la difesa del suolo, la mitigazione rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corpi idrici.
5. Il ruolo dei comuni: stop al consumo del suolo.
I Comuni devono:
a. dare vita ad una nuova fase di pianificazione urbanistico-ambientale che ricomprenda le reti ecologica e renda effettiva la tutela della biodiversità urbana, individuando nella zonizzazione su scala comunale le aree che devono essere verdi e che devono essere lasciate libere per rispondere alle esigenze di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici;
b. delocalizzare gli edifici civili e industriali situati nelle zone a rischio per ridurre i fenomeni di sprinkling e favorire una politica insediativa a breve termine, caratterizzata da processi di densificazione/infilling e, a lungo termine, di shrinkling/riqualificazione.
[1] ISPRA, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizioni 2016. 248/2016
[2] ISPRA, Sistema per la Protezione per l’Ambiente, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. 248:1-150/2016
Roma, 14 novembre 2019


venerdì 27 settembre 2019

Comunicato stampa WWF URBAN NATURE ad Albenga. INVITO



IL WWF SAVONA in occasione della campagna nazionale del WWF Italia URBAN NATURE, 
La Festa della Natura in Città

è lieto di invitarti alla gita didattica che si svolgerà DOMENICA  6 OTTOBRE ad Albenga (SV)

PROGRAMMA
ORE 9.30 - ritrovo presso il lungomare Cristoforo Colombo nei pressi della spiaggia adiacente alla foce del fiume Centa
ORE 10.00 - visita guidata alla scoperta delle peculiarità naturalistiche del tratto terminale del fiume Centa e successiva visita ad uno degli ultimi orti urbani di Albenga in Viale Liguria 8.
ORE 12.30 – termine della gita didattica

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E’ gradita la prenotazione al 333.3117674 o all’indirizzo e-mail: savona@wwf.it


Per maggiori info
Visita wwf.it/urbannature
 
Distinti saluti.
 
WWF Savona
La Segreteria