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giovedì 12 marzo 2015

LE CINQUE FAVOLE SUL LUPO DA SFATARE


Il WWF ritiene utile rispondere ad una serie di articoli che richiamano il presunto pericolo legato al ritorno del lupo e utilizzano un sensazionalismo nei titoli ricorrendo all’allarmismo ai danni di una specie protetta.



LA FAVOLA DEL LUPO ‘CATTIVO’

Nonostante la conoscenza scientifica avanzata che abbiamo acquisito sulla biologia e il comportamento di tantissime specie l’immagine antica del lupo famelico e aggressivo, terrore dei nostri boschi, frutto di favole e leggende, continua a permeare la cultura di un numero importante di persone. La paura del lupo è fondamentalmente dovuta all’ignoranza, che viene purtroppo facilmente manipolata e condizionata. Il lupo non è affatto un animale “cattivo”. Non esistono animali “cattivi”, queste sono terminologie umane che vengono attribuite a specie che semplicemente vivono con gli affascinanti comportamenti che le caratterizzano. L’aggressività del lupo verso l’uomo non è nota, né documentata da oltre un secolo e mezzo ed è singolare che, poiché giustamente amiamo i nostri cani, che sono la “versione addomesticata” del lupo, non diamo particolare rilievo al fatto che diversi di essi provochino numerose aggressioni agli umani, alcune delle quali anche letali. Tra l’altro, dai cani, quelli abbandonati, per mancata applicazione della legge sul randagismo, provengono molti problemi al lupo legati all’ibridizzazione.


LA FAVOLA DEL LUPO ‘VOLANTE’

Il successo del lupo è comunque solo ed esclusivamente frutto di dinamiche naturali della specie, nessun ripopolamento è stato mai operato in Italia e in Europa - ovvero nessun lupo, per nessuno scopo è stato mai catturato per essere poi liberato in natura ad opera dell’uomo. E’ sconfortante vedere come dopo 40 anni siano ancora vive leggende metropolitane che raccontano di lupi reintrodotti e liberati, lanciati con il paracadute e assurdità del genere, addirittura riprese da testate nazionali.
Negli anni ’70, il  WWF  Italia lanciò l’Operazione San Francesco per promuovere il valore e l’importanza di una specie come il lupo che, addirittura, in quegli anni veniva considerato per legge specie “nociva”. Lo straordinario lavoro del WWF coinvolse alcuni dei migliori studiosi del lupo a livello internazionale che, per la prima volta nel nostro Paese, utilizzarono le tecniche di radiotelemetria, catturando alcuni esemplari di lupo e munendoli di radio collare per seguirne gli spostamenti. Ciò permise di dare un’immagine reale della vita di questo splendido animale. Nel frattempo si riuscì ad ottenere la normativa che collocò il lupo e altre specie di alto valore conservazionistico tra le specie protette. Inoltre, in quegli anni la presenza umana si spostò in maniera più significativa verso le aree urbane abbandonando le aree agricole sulle colline e in montagna e le prede naturali del lupo tornarono a diffondersi anche grazie ad alcune azioni meritorie di reintroduzioni come quelle di cervi. Anche gli incontri del lupo con l’uomo si facevano più rari e questi splendidi predatori riconquistavano il loro spazio. Il lupo da appena 100 esemplari negli anni ‘70 è oggi in evidente incremento numerico e in espansione anche in molti Paesi d’Europa come Germania, Spagna, Scandinavia, Balcani e Est-Europa. Tuttavia prima di dichiarare il ritorno del lupo in modo stabile in un’area, occorre aspettare che questi formino gruppi familiari e branchi. Infatti, individui erratici in dispersione possono sparire con la stessa velocità con cui sono apparsi, come sembra essere per numerosi degli avvistamenti registrati in Italia, specie nelle aree a più elevata densità abitativa umana.

LA FAVOLA DEL LUPO ‘NOCIVO’

La funzione ecologica del lupo, ritenuta in conflitto con gli interessi venatori, impatta efficacemente sulle popolazioni di ungulati, inducendo effetti anche a beneficio degli agricoltori, degli ecosistemi forestali e sulla stessa salute delle popolazioni di prede. Il contesto venatorio è ostile alla presenza del lupo perché lo ritiene in competizione per la selvaggina, negando il fondamentale ruolo ecologico dell’azione di predazione che esercita sulla fauna selvatica. Il successo del lupo in Italia e in Europa è dovuto alla sua straordinaria capacità di utilizzare l’ambiente e le risorse naturali. Questo ha luogo nonostante sia ancora oggi diffuso nei confronti del lupo un atteggiamento ostile che produce atti di barbarie come il bracconaggio con lacci, veleno e armi da fuoco e che continua a mietere decine e decine di vittime ogni anno. Si tratta di azioni incivili, nei confronti di una specie protetta da leggi nazionali e Direttive comunitarie, che un Paese moderno non può assolutamente più tollerare.

IL MITO DELL’ABBATTIMENTO “SELETTIVO”

Da più parti, ancora oggi, emerge l’ipotesi di prevedere l’abbattimento “selettivo” di alcuni esemplari, per controllarne il numero, ipotesi assai discutibile se fatta su un predatore e che inoltre sta dimostrando scarsissimi risultati nei Paesi dove viene sperimentata. Si tratta di un’idea praticamente ed eticamente folle da applicare in un Paese come il nostro in cui non esiste la consuetudine di utilizzare le basi scientifiche per le scelte politiche e gestionali e inoltre su una popolazione di cui non si conosce il numero esatto, né il tasso di crescita, la sex ratio e l’area occupata; insomma quel quadro indispensabile a consentire l‘attuazione di una qualsiasi forma di prelievo. Il Piano di Azione nazionale, realizzato nel 2002 dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), oggi Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), è rimasto lettera morta, mai applicato nemmeno per le previste azioni di monitoraggio a scala nazionale e in modo sistematico per gli interventi di mitigazione degli eventuali danni causati dai lupi. L’amara realtà invece è che nel frattempo i lupi vengono uccisi illegalmente giorno dopo giorno, con reati che restano praticamente sempre impuniti. In questo contesto un’ipotesi di intervento di abbattimento selettivo non è nemmeno da prendere in considerazione.


LA FAVOLA DELLA CONVIVENZA IMPOSSIBILE

Il WWF in quasi 50 anni di attività ha sempre lavorato per la sopravvivenza di queste specie simbolo della nostra straordinaria biodiversità gestendo soprattutto i conflitti con l’uomo, nella convinzione che solo riducendo i danni nei confronti del bestiame domestico, si possa aumentare il livello di tolleranza da parte delle popolazioni umane. Oggi è tutto più difficile per il maggiore numero di lupi, l’ampio territorio utilizzato spesso fuori le aree protette, per le profonde trasformazioni del mondo dell’allevamento e, in ultimo, per la crisi economica che riduce le possibilità di intervento. Il WWF Italia, anche insieme alle associazioni degli allevatori (ad esempio con il Progetto LIFE Med-Wolf) lavora per la favorire la diffusione dei sistemi di prevenzione del danno (specie con l’utilizzo dei cani da guardiania), con la soddisfazione da parte degli allevatori coinvolti.


La strada da seguire è chiara ed occorre un impegno costante e serio, per liberare completamente il campo dall’illegalità e ottenere così risultati concreti e positivi verso la convivenza tra l’uomo e le specie predatrici, come il lupo.

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